Piccoli e Grandi...che hanno fatto la storia

3. gen, 2019

La "favola" di Gladys Rossi, la giovane cantante di Bellaria Igea Marina che ha ora tutto il mondo della lirica ai suoi piedi dopo il fulminante successo ne La Traviata, è iniziata lontano dai teatri. Ha fatto di tutto nella sua vita Gladys, figlia di un bagnino di Bellaria: «Ho venduto i gelati in spiaggia, ho preparato le piadine nel locale dei miei. Mi sono travestita da budino gigante, a una fiera del gelato", racconta lei in una lunga intervista al Corriere della Sera, che le ha dedicato nel 2009 un’intera pagina.
Gladys Rossi, trentenne soprano romagnolo è stata promossa nel 2008 a rivelazione della lirica. Di solito un ruolo d'arrivo, per lei invece la partenza, quella vera: debutta infatti in Traviata al Teatro Verdi di Padova, direttore Tiziano Severini, regista Denis Krief. Una produzione del Terzo polo lirico del Veneto accolta con applausi e lodi. Un magic moment folgorante, sognato, fortissimamente voluto!
Perché Gladys a diventare cantante d' opera non ci pensava proprio. «Anche perché non ne avevo mai sentita una. Fin da bambina mi piaceva cantare, dicevano tutti che avevo una bella voce, avevo studiato anche un po' di solfeggio, un po' di violino... Ma il mio sogno era Sanremo, mica la Scala». Difatti partecipa a concorsi per voci nuove, incide un brano per Gamma Radio Romagna e nel frattempo, alla sera al pianobar del locale di famiglia si cimenta nei must vacanzieri, stile «solecuoreamore».
Ma poiché la lirica somiglia alla soap, mondi chimerici dove tutto è possibile, ecco che accade un prodigio. Nascosto in un bagnoschiuma trova un gadget. «Una cassetta di brani d'opera cantati da Ricciarelli e Pavarotti. Mi immergo nelle bolle e resto incantata. Mai sentito qualcosa di così bello. Non riesco ad ascoltare altro. Quando sono sola in cucina, taglio pomodori e canto a squarciagola quelle arie» ... La passione cresce, Gladys non si ferma più. Poi muore suo padre. «Un dolore enorme.
La musica, lirica e sinfonica, sono il mio solo conforto. Quasi un' ossessione». ... e giunge a Ferrara, da Alain Billard, maestro di Sonia Ganassi e Anna Caterina Antonacci, che nel 2001 la incoraggia a partecipare a un'audizione a Busseto: le viene affidato il ruolo di Gilda nel Rigoletto. Poi vengono Musetta a Bologna, Susanna a Reims, la Regina della Notte a Bilbao... Sembra fatta. Ma dal 2004 non arriva più niente. Gladys non demorde. Al suo fianco la famiglia che la sostiene. Frequenta master class, va a lezione dalla grande Luciana Serra. Per pagare gli studi lavoro, tanti diversi tipi di lavori...E un giorno arriva la telefonata che le salva la vita: Traviata. «Non potevo crederci. Un'esperienza bellissima. Krief è stato magnifico. Dopo tre giorni non avevo più paura di nessuno. Lui ha tirato fuori la mia femminilità, mi ha insegnato a muovermi».
... e il resto ... lo leggiamo nei programmi dei più grandi teatri italiani e nelle entusiastiche critiche dei giornali...
Fonte: Corriere della Sera

15. ott, 2018
Via Tullio Giorgetti a Bellaria prende il nome da un ragazzo, un giovane Bellariese che nel 1944 fu torturato e poi ucciso a 18 anni dalle camicie nere. Tullio era conosciuto con il soprannome del Romano (e Rumen) perché la madre da giovinetta andò a lavorare da una famiglia benestare a Roma, e in quell'occasione rimase incinta ma il padre (benestante) non volle mai riconoscere il bimbo. Quando la donna tornò a Bellaria il ragazzo fu cresciuto dalla mamma e da uno zio. Il ragazzo prese il cognome della mamma dei Giorgetti e come nome gli venne messo Tullio. Chi lo conobbe lo ricorda come uno spirito libero, temerario in quanto non aveva paura di niente e di nessuno. Per non fare il servizio militare si era dato alla macchia e spesso ritornava a far visita ai parenti i Giorgetti di via Ragusa. Portava sempre due pistole nella cinta dei pantaloni. Quando giunse la notizia della sua morte chi andò a riconoscere il corpo, lo riconobbe soltanto dai vestiti che portava in dosso, tanto l'avevano torturato.
Corrado Stievano