RAVENNA e DINTORNI

24. gen, 2020

Venerdì 31 gennaio alle 20.30 e domenica 2 febbraio alle 15.30 una doppia serata pucciniana.
Musica capace di librarsi sul Novecento europeo, inconfondibilmente italiana ma ibridata da Debussy e Stravinskij: la Stagione d’Opera del Teatro Alighieri continua fra le mura di un monastero senese e nella dimora di un mercante fiorentino, con una doppia serata pucciniana il 31 gennaio e il 2 febbraio. Suor Angelica e Gianni Schicchi - che, con Il tabarro, compongono il trittico che Giacomo Puccini presentò a New York nel 1918 - sono a Ravenna con coproduzioni che hanno coinvolto, oltre all’Alighieri, il Teatro del Giglio di Lucca, il Lirico di Cagliari e il Maggio Fiorentino. Alla guida dell’Orchestra della Toscana Marco Guidarini, mentre firma regia, scene, costumi e luci Denis Krief. Poliedrico e poliglotta, musicista e uomo di teatro, Krief ha immaginato una messa in scena limpida e lineare che lascia ampio spazio ai personaggi e al diverso registro delle due opere - struggente per Suor Angelica e comico per Gianni Schicchi. Ha debuttato con successo nel ruolo di Suor Angelica Alida Berti, mentre l’arcigna Zia-Principessa è Isabel De Paoli; Gianni Schicchi può contare sul talento istrionico del baritono Marcello Rosiello, mentre alla Lauretta di Francesca Longari è affidata l’emozionante e da sempre amata aria “O mio babbino caro”.
“La via italiana verso la complessità novecentesca del melodramma si trova qui, nel cameo bifronte di Suor Angelica e Gianni Schicchi, figli di un dio romantico, ma assetato di modernità,” sottolinea Marco Guidarini, la cui carriera - dal Metropolitan al Bolshoi, dall’Opera di Sidney alla Scala - è iniziata come direttore assistente di John Eliot Gardiner. Il raffinato tessuto musicale del trittico appartiene di diritto al Novecento musicale europeo. In particolare Suor Angelica e Gianni Schicchi, entrambi su libretto di Giovacchino Forzano, sembrano declinare le tendenze post-romantiche, l’una nelle influenze francesi, l’altra testimoniando, oltre a una filiazione diretta con il Falstaff verdiano, l’assimilazione della poliritmia straviinskiana. I due titoli “possono quindi agevolmente condividere lo stesso palcoscenico - spiega invece il regista Denis Krief - dato che sono opere di teatro da camera che condividono anche un certo tipo di linguaggio: scene brevi, frasi spezzate e frammentarie, un canto di conversazione”.
Puccini colloca Suor Angelica, storia di un’aristocratica costretta al velo per via di un bambino nato fuori dal matrimonio, in un monastero senese del XVII secolo, attingendo però dalla propria diretta conoscenza della vita monastica; la sorella Iginia era infatti madre superiora del convento di monache agostiniane di Vicopelago, nei pressi di Lucca. Qui il compositore, secondo la tradizione, presentò storia e melodie, suscitando una profonda commozione tra le monache. La regia di Krief fa del convento uno spazio austero e senza tempo, nel quale il carrello con le piante officinali spicca come l’unico, sottile legame con il mondo. Le piante rappresentano il solo oggetto d’amore cui Angelica può dedicarsi; salvo divenire, al termine della vicenda, lo strumento con cui la protagonista si dà la morte, avvelenandosi all’annuncio della morte del figlio portatole dalla Zia Principessa. Nella produzione sono coinvolti anche il Coro Ars Lyrica diretto da Elena Pierini e il Coro di voci bianche Ludus Vocalis guidato da Elisabetta Agostini.
Alla recitazione misurata - ma mai asettica e anzi improntata a un crescendo drammatico - di Suor Angelica si contrappone il ritmo frizzante e vorticoso di Gianni Schicchi, un gioiello di elaborazione colta che coniuga nell’atto unico tracce dell’opera buffa settecentesca e maschere da Commedia dell’arte. Lo spazio in questo caso si apre all’esterno con una veduta in bianco e nero di Ponte Vecchio, un richiamo a Firenze che si accompagna a costumi moderni, capaci di conferire alla messa in scena un’atmosfera da cinema italiano del Dopoguerra. Qui il protagonista - che Dante menziona nel canto XXX dell’Inferno - gabba gli avidi e litigiosi familiari dell’abbiente Buoso Donati, assumendo i panni del defunto per dettare un nuovo testamento al notaio…testamento del quale Schicchi stesso è principale beneficiario.
Il nuovo appuntamento con l’opera è anche l’occasione per il secondo incontro de Il canto delle sirene, il ciclo di conversazioni - sempre a ingresso gratuito - curato da Guido Barbieri: sabato 1 febbraio, alle 10.30 alla Biblioteca Classense, Barbieri approfondirà Canto, virtuosismo e retorica degli affetti nella letteratura per musica tra Sei e Settecento, attraverso autori come Carissimi, Stradella, Pergolesi e Händel.
La Stagione Opera continua con Lucrezia Borgia di Donizetti (6 e 8 marzo), nuovissima produzione firmata da Andrea Bernard alla regia e con Riccardo Frizza alla guida dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini.

Biglietti da 14 a 50 Euro, ridotti da 14 a 44 Euro
Speciale giovani under 14 5 Euro (esclusa platea), under 18 e universitari under 30 50% su tariffe ridotte
Info e prevendite: Biglietteria Teatro Alighieri - tel. 0544 249244 – www.teatroalighieri.org 

22. gen, 2020

Lunedì 27 gennaio, ore 21.00 al Tetro Rasi di Ravenna Marco Belpoliti in "Il poliedro Primo Levi" n una conferenza-spettacolo
In occasione del centenario della nascita di Primo Levi, Marco Belpoliti, curatore della nuova edizione delle Opere complete (Einaudi), ripercorre la vita e le opere dello scrittore torinese, testimone dei lager nazisti come anche poliedro dalle tante facce: narratore poeta, traduttore, chimico, artista, antropologo, linguista, etologo. Il racconto sarà accompagnato dai disegni realizzati in diretta da Pietro Scarnera.
Uno dei massimi studiosi di Primo Levi ci presenta dunque l’universo di questo scrittore, che, negli ultimi settant’anni, si è imposto come il testimone per eccellenza dello sterminio ebraico: la sua vita tormentata, la sua vicenda di intellettuale, ma soprattutto la sua opera sfaccettata e complessa. Marco Belpoliti, curatore delle opere dell’autore torinese, ha affermato che per celebrare il centenario della nascita di Primo Levi non serve un monumento, ma un cantiere sempre aperto, e da oltre vent’anni lavora sui suoi testi. Almeno dal 1997, se si vuole fissare una data, ossia da quando Einaudi pubblicò l’edizione delle opere di Levi curata da Belpoliti stesso. Da allora, oltre a dedicarsi alla revisione e all’ampliamento di quel progetto (ora articolato in tre volumi, apparsi tra il 2016 e il 2018), lo studioso non ha mai smesso di occuparsi dello scrittore torinese, anche con strumenti in apparenza inusuali nell’ambito della critica letteraria: il film La strada di Levi, per esempio, di cui Belpoliti è autore insieme con il regista Davide Ferrario, oppure il recupero e il commento delle fotografie dello scrittore in svolgimento sul sito doppiozero.com, di cui è fondatore e direttore.
Marco Belpoliti, scrittore e saggista, è autore di Primo Levi di fronte e di profilo (Guanda). Collabora con la Repubblica e l’Espresso ed è condirettore della collana Riga (Marcos y Marcos) e della rivista online doppiozero.com. Insegna Letteratura Italiana all'Università di Zurigo.
Pietro Scarnera, già giornalista su tematiche sociali, vince col suo primo fumetto Diario di un addio (Comma 22) il Festival Komikazen di Ravenna. Pubblica quindi Una stella tranquilla (Rackham) dedicato a Primo Levi, vincitore del Prix Révélation al Festival di Angouleme 2016.

Il poliedro Primo Levi
Una conferenza-spettacolo
di e con Marco Belpoliti
disegni live di Pietro Scarnera
promossa dal Comitato Nazionale per le celebrazioni del Centenario della nascita di Primo Levi e patrocinata dall'Università di Torino

Biglietti
Intero 10 €
Abbonati a La stagione dei teatri 8 €
Under20 5€
Grazie al contributo di Fondazione Flaminia sono a disposizione biglietti gratuiti destinati agli studenti universitari iscritti al Campus di Ravenna. Per prenotarli è necessario inviare una mail all’indirizzo organizzazione@ravennateatro.com
Informazioni e prenotazioni tel. 0544 36239 dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13 e dalle 15 alle 18
Biglietteria teatro Rasi aperta il giovedì dalle 16 alle 18 e da un’ora prima dello spettacolo tel. 0544.30227

18. gen, 2020

The Sky over Kibera
un film di Marco Martinelli
Martedì 21 gennaio 2020 – ore 20 – Teatro Rasi
Mercoledì 22, giovedì 23 e venerdì 24 gennaio 2020 – ore 10.30 – Cinema Mariani
Dopo l’anteprima mondiale in Kenya e la prima nazionale al “Filmmaker – Festival Internazionale di Cinema 2019” di Milano, arriva a Ravenna il racconto della “messa in vita” della Divina Commedia nell’immenso slum di Nairobi, Kibera, dove Martinelli ha lavorato con 150 bambini e adolescenti, reinventando il capolavoro dantesco in lingua inglese e swahili. Per il progetto The Sky Over Kibera, diretto da Marco Martinelli, Fondazione AVSI ha vinto il "Premio al volontariato 2019" per la sezione "Cultura", conferito dal Senato della Repubblica.
La serata del 21 gennaio al Rasi segna anche l’inizio della Chiamata Pubblica verso Paradiso, terza anta de “La Divina Commedia 2017-2021” di Marco Martinelli e Ermanna Montanari, produzione Ravenna Festival/Teatro Alighieri in collaborazione con Teatro delle Albe/Ravenna Teatro. Sarà l'occasione per ascoltare da Martinelli e Montanari il racconto delle prossime tappe che ci accompagneranno fino al 2021, a partire dall’Annuale Dantesco di settembre 2020.

Si ringrazia Cinema in Centro per le proiezioni al Cinema Mariani.
Al Rasi ingresso a offerta libera, l’incasso sarà devoluto a sostegno dei progetti della Fondazione AVSI.
Prenotazione gruppi scolastici del 22, 23 e 24 gennaio: Ravenna Teatro tel. 0544/36239, info@ravennateatro.com

THE SKY OVER KIBERA è un film d’arte: ci racconta la “messa in vita” della Divina Commedia nell’immenso slum di Nairobi, Kibera, dove Martinelli ha lavorato con 150 bambini e adolescenti, reinventando il capolavoro dantesco in lingua inglese e swahili. E lo fa con la sua cifra poetica e visionaria, intrecciando alle riprese dello spettacolo altre immagini, sequenze girate appositamente nello slum per compiere l’operazione alchemica di trasformare il teatro in cinema. Tre adolescenti di Nairobi offrono volto e voce a Dante, Virgilio e Beatrice: sono le guide che conducono lo spettatore nel labirinto di Kibera, dove la “selva oscura” in cui si perde il poeta è più che una semplice metafora: in swahili, Kibera significa “selva”. Attorno a loro un coro brulicante di corpi recita il tumulto dell’essere insieme belve e dannati, ladri e assassini, diavoli e politici corrotti e poeti che indicano le vie della salvezza: tra canti e recitazione, corse frenetiche e danze scatenate, i 150 protagonisti danno vita a un affresco ricco di commovente poesia, a ulteriore conferma dell’universalità del capolavoro dantesco.

NOTE DI REGIA
«Quando sono arrivato a Kibera per iniziare questo percorso, invitato da Fondazione Avsi, mi è subito venuto in mente Dante, la sua Divina Commedia. Può sembrare strano associare il capolavoro dantesco, da cui prendono origine la lingua e la letteratura italiana, a uno dei più grandi slum africani, con oltre mezzo milione di persone senz’acqua potabile, baracche incollate una sull’altra, immondizia ovunque e condizioni di vita insostenibili. Ma la Divina Commedia che cos’è, se non lo scendere coraggioso nelle viscere dell’umanità? L’opera si delinea come l’archetipo di un viaggio universale, e Dante, narrando di sé, narra dell’umanità intera: da una “selva oscura” fatta di paura, rabbia e disperazione, il poeta, accettando di essere guidato da ombre salvifiche, scende prima all’Inferno, poi sale sulla montagna del Purgatorio, infine arriva alla luce del Paradiso. Abbiamo iniziato raccontando la trama della Divina Commedia, come una favola: funzionava. I nostri piccoli complici si divertivano e sentivano “propria” quella storia che veniva loro da un altro mondo. Abbiamo iniziato col gioco e l’improvvisazione, facendo sentire a tutti che quella favola antica necessitava del loro “mondo”, delle loro esperienze, dei loro desideri e delle loro paure, per tornare in vita e poter parlare agli spettatori. I 150 protagonisti di THE SKY OVER KIBERA hanno impugnato la Commedia come un’arma rilucente di bellezza, per gridare al pianeta intero il proprio diritto alla felicità». Marco Martinelli

Per la prima volta sullo schermo 150 studenti delle scuole di Nairobi (Kenia) Little Prince School, Ushirika Centre, Cardinal Otunga High School, Urafiki Carovana Primary School sostenute da AVSI

soggetto Marco Martinelli e Ermanna Montanari
consulente alla sceneggiatura Riccardo Bonacina
musica originale Daniele Roccato
assistente alla regia Laura Redaelli
montaggio Francesco Tedde

post-produzione Antropotopia
organizzazione generale Marcella Nonni e Silvia Pagliano
distribuzione Maria Martinelli
consulenza e relazioni con la stampa Rosalba Ruggeri
produttore esecutivo Alessandro Cappello
produzione Ravenna Teatro/Teatro delle Albe
in collaborazione con Fondazione AVSI, Vita non profit magazine, Kamera Film, Antropotopia

18. gen, 2020

Al comunale di Russi lo spettacolo di Alessandro Gassmann
La stagione teatrale del comunale di Russi vede il ritorno a teatro del noto attore Massimiliano Gallo in Il silenzio grande, frutto della sinergia artistica tra lo scrittore di fama internazionale Maurizio De Giovanni e il celebre attore e regista Alessandro Gassmann, con Monica Nappo, Paola Senatore, Jacopo Sorbini e la partecipazione di Stefania Rocca, in occasione dell'appuntamento di mercoledì 22 gennaio (ore 20,45).
"L'incontro con Maurizio De Giovanni è stato nella mia carriera recente, portatore di novità importanti e di progetti che mi hanno appassionato. In "Qualcuno volo sul nido del cuculo" l'adattamento di Maurizio mi ha permesso di portare quella storia che trasuda umanità, in Italia nel 1982, conferendole una immediatezza ed una riconoscibilità ancora più efficaci per il nostro pubblico, regalando allo spettacolo un successo straordinario. Ho poi approfondito la mia conoscenza delle umanità raccontate da De Giovanni, interpretando l'ispettore Lojacono nella fortunatissima serie televisiva, giunta alla seconda stagione, "I bastardi di Pizzofalcone".
Quando in una pausa a pranzo con Maurizio parlammo de "Il silenzio grande" vidi l'idea nascere lì in pochi minuti. Ebbi subito la sensazione che, nelle sue mani, un tema importante come quello dei rapporti familiari, del tempo che scorre, del luogo dove le nostre vite scorrono e mutano negli anni, ovvero la casa, avrebbe avuto una evoluzione emozionante e sorprendente. Immagino uno spettacolo dove le verità che i protagonisti si dicono, a volte si urlano o si sussurrano, possano farvi riconoscere, dove, come sempre accade anche nei momenti più drammatici, possano esplodere risate, divertimento, insomma la vita.
Questa è una delle funzioni che il teatro può avere, quella di raccontarci come siamo, potremmo essere o anche quello che saremmo potuti essere. Questa storia ha poi al suo interno grandissime sorprese, misteri che solo un grande scrittore di gialli come Maurizio De Giovanni avrebbe saputo maneggiare con questa abilità e che la rendono davvero un piccolo classico contemporaneo.
Per rendere al meglio, il teatro necessita di attori che aderiscano in modo moderno ai personaggi e penso che Massimiliano Gallo, con il quale ho condiviso set e avventure cinematografiche, sia oggi uno degli attori italiani più efficaci e completi. Sarà per me una grande gioia dirigerlo in un personaggio per lui ideale. Questo facciamo a teatro, o almeno ci sforziamo di fare, cerchiamo disperatamente la verità, e confidiamo nella vostra voglia di crederci".

(Alessandro Gassmann)
MASSIMILIANO GALLO
Debutta a soli cinque anni, a dieci è già protagonista di telefilm per bambini su Raiuno. Dopo il diploma di maturità classica, entra nella Compagnia di Carlo Croccolo per il Tartufo di Molière. Fonda poi col fratello la Compagnia Gallo, che raccoglierà dieci anni di successi: Il piacere dell'estate - Francesca da Rimini e Paillettes. Al teatro alterna radio e televisione, partecipando a due dischi-raccolta dedicati a Titina De Filippo (Io, uno dei tre) e a Raffaele Viviani (Canto a Viviani). Nel 1997 Carlo Giuffrè lo chiama per interpretare Peppino De Filippo in Non ti pago e poi, nel 1999, il ruolo di Nennillo in Natale in casa Cupiello, che gli regalerà grandi soddisfazioni e un fortunato successo di pubblico e critica.

MAURIZIO DE GIOVANNI
Scrittore napoletano di fama internazionale, autore di numerosi libri di successo dalla serie de Il Commissario Ricciardi fino a I bastardi di Pizzofalcone e, per la prima volta, di questa inedita commedia in due atti.

Il prossimo appuntamento è mercoledì 29 gennaio con Le signorine, una commedia con Isa Danieli e Giuliana De Sio.
La vendita dei biglietti si svolgerà presso la biglietteria del teatro il martedì e il sabato dalle 10 alle 12 e il giovedì dalle 16 alle 19.
INIZIO SPETTACOLI: ORE 20.45

13. gen, 2020

Da giovedì 23 a sabato 25 gennaio, ore 21.00, al Teatro Rasi di Ravenna
Macello – Un’azione poetica
di Pietro Babina e Giovanni Brunetto
Quella di Pietro Babina e Giovanni Brunetto è un’azione poetica che – attraverso la voce, la parola in versi e l’immagine – è tesa a restituire quel magma scabroso e nascosto che sgorga dalla pratica quotidiana della macellazione. Ispirato all’omonima raccolta di Ivano Ferrari (Einaudi), Macello sperimenta come la poesia possa attraversare anche luoghi e immaginari estremi, come quello del continuo prodursi di morte violenta. E constata come in questi antri, nei cuori delle nostre città, si mantenga ardente, come brace sotto le ceneri, un’attitudine allo sterminio. Nei giorni della sua permanenza a Ravenna, Babina sarà inoltre protagonista di una serie di iniziative a lui dedicata: sabato 25 gennaio dopo lo spettacolo la compagnia incontra Laura Gemini, lunedì 20 gennaio alle 21 presentazione del suo testo "La sequenza gestuale", dal 17 al 22 gennaio Pietro Babina condurrà un laboratorio finalizzato all’approfondimento del gesto in scena.
Macello prende dunque ispirazione dalla collezione di poesie omonima del poeta Ivano Ferrari, pubblicata da Einaudi nel 2014 e che in questa occasione verrà ristampata. Ferrari ha lavorato per anni in giovane età nel macello comunale di Mantova e durante questo periodo ha tratto ispirazione da quel contesto. Il risultato è una poesia che ribalta radicalmente l’idea cristallizzata di “poetico”, mostrando come la pratica della poesia possa attraversare anche luoghi e immaginari terrificanti come quello del continuo prodursi di morte violenta e di come questo possa divenire, potenziale e potente paesaggio di riferimento per un poeta.
«La mia scelta iniziale – spiega Pietro Babina – di lavorare su questo materiale, si iscriveva in un percorso sulla memoria dei campi di sterminio nazisti e sull’eterna domanda, di come degli uomini, a noi in tutto simili, abbiano potuto compiere una tale mostruosità. Leggendo Macello ho immediatamente ravvisato, non solo un’analogia nella produzione meccanica di morte, ma ancora più inquietante, la sensazione che questi luoghi, nel cuore delle nostre città, siano luoghi in cui si mantiene ardente, come brace sotto le ceneri, un’attitudine allo sterminio, che siano luoghi in cui il concetto di sterminio persiste come possibile normalità e che le nostre società sono organismi al cui interno pulsa anche questo: uno sterminio continuo al momento rivolto verso il diverso in quanto animale (cosa a mio parere non meno grave), e che potrebbe da un momento all’atro mutare il suo soggetto di riferimento».
Questa “azione poetica” non è un reading di poesie, ma qualcosa di più articolato, qualcosa di più simile a un concerto per voce sola (anche simbolicamente), una voce che tenta di restituire in modo assolutamente non documentaristico, quel magma ribollente, infernale, scabroso e nascosto, che sgorga dalla pratica quotidiana della macellazione. La voce ha un accompagnamento visivo fatto di materiali concreti e incongrui, prodotti con mezzi analogici.

Nato a Bologna nel 1967, Pietro Babina è regista e autore. Il suo lavoro è caratterizzato da una ricerca attenta che indaga i linguaggi emergenti prodotti dalle nuove tecnologie in relazione alla drammaturgia e alla messa in scena. Nel suo percorso artistico, di oltre vent’anni, riceve numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero, fra i quali più volte il premio UBU. Dal 1989 al 2010 è fondatore e direttore artistico della compagnia teatrale Teatrino Clandestino, dalla quale esce per fondare la Mesmer Artistic Association. Ideatore e creatore, insieme a Flavio de Marco, del progetto aperto di arti visive “Manifesto” presentato a Ferrara, Parigi, Berlino e Ventotene.

lunedì 20 gennaio – ore 21 – Teatro Rasi
Presentazione del testo La sequenza gestuale di Pietro Babina per Edizioni, nell'ambito del laboratorio teatrale per gli studenti universitari "Io sono quello che sono" a cura di Roberto Magnani

sabato 25 gennaio – dopo lo spettacolo – saletta Mandiaye N'Diaye
La compagnia incontra Laura Gemini, professoressa associata all’Università di Urbino Carlo Bo, co-direttore dell’Osservatorio sui pubblici dal vivo del Centro di Ricerca LaRiCA, curatrice del blog L’incertezza creativa e la rubrica Arti della politica per la Rivista ComPol. e parte del comitato Premio Ubu e di Rete Critica.

Macello - Un'azione poetica
di e con Pietro Babina e Giovanni Brunetto
drammaturgia Pietro Babina e Jonny Costantino
immagini Giovanni Brunetto
regia Pietro Babina
produzione Mesmer

SPETTACOLO FUORI ABBONAMENTO
Biglietti
Settore unico
intero 10 €, abbonati a La stagione dei teatri 2019-20 8 €

Informazioni e prenotazioni (posti limitati prenotazione obbligatoria)
Tel. 0544 36239 dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13 e dalle 15 alle 18
Biglietteria Teatro Rasi aperta il giovedì dalle 16 alle 18 e da un’ora prima dello spettacolo. Tel. 0544.30227