6. mag, 2017

"Big Hell On Air" di Piero Bittolo Bon

PIERO BITTOLO BON
BIG HELL ON AIR
Auand - Goodfellas
“C’è confusione in giro” sembra dire il titolo dell’ultima fatica artistica di Piero Bittolo Bon (oddio!! (qui scatta il panico) chi è costui???): quarant’anni, veneto, musicista, compositore, suona in prevalenza ance (sax contralto - clarinetti vari - sax baritono), flauto, ma sà mettere le mani con cognizione anche sù pianoforte ed altro; da circa vent’anni percorre la “sua strada” in ambito jazz, ne conosce la storia, i precetti, le regole, i “Santi” (quelli li rispetta)...le regole no...ama trasgredirle (con profitto aggiungo io).
I suoi progetti e lavori dell’ultimo decennio lo collocano a buon diritto fra i jazzisti più originali e creativi emersi nel bel paese dall’alba del nuovo millennio in quà; (da asoltare: “Sugoi Sentai! Gattai!!” del 2009 e “Ohmlaut” del 2011 su etichetta El Gallo Rojo (emanazione dell’omonimo collettivo del quale Bittolo Bon è uno dei membri fondatori. Messo in stand by il precedente sestetto (per motivi logistico organizzativi), nelle prime intezioni il nuovo gruppo doveva essere un quartetto poi, un paio di circostanze hanno fatto sì che fosse più bello essere in cinque, il lavoro in preparazione “cuoceva meglio”, la ricetta con l’ingrediente in più era risultata più sfiziosa, così ha preso forma “definitiva” (ah ah ah per quel che riguarda l’incisione certo... poi dal vivo... si sà come vanno le cose) “Big Hell On Air” - grande caos nell’aria - che vede impegnati: Bittolo Bon, sax contralto, clarinetti, flauto - Alfonso Santimone, pianoforte - Glauco Benedetti, basso tuba - Andrea Grillini, batteria e Filippo Vignato al trombone. Quattro gatti (pardon cinque) abituati all’ascolto dell’altro, pronti all’imbeccata, al “solletico”, agli scambi di ruolo estemporanei o programmati che siano, danno origine ad una mole di suono impressionante, fatto di macchie ed impasti di colore in movimento continuo; da applausi le soluzioni timbriche e le molteplici linee ritmiche. Che dire dei singoli: Alfonso Santimone ha nelle mani la storia del piano jazz (anche quella futura) - Grillini drumming alineare, segmentato, frastagliato, sempre pronto a cambiar marcia - Benedetti (nato bassista elettrico) con la tuba basso è un vero fenomeno e come musicista è sempre pronto a captare nuovi input, nuove suggestioni - Vignato, appena trentenne (miglior nuovo talento del jazz italiano 2016), incarna il futuro del trombone ed è già richiestissimo; in questa occasione rappresenta il valore “aggiunto” in tutti i sensi, ricoprendo il doppio ruolo - ora in front line accanto al leader - ora nei ranghi della ritmica a pompare linee di basso al fianco di Benedetti (altro che formazione senza basso) Bittolo Bon dice di se stesso di essere pigro, ma quando lavora, ci da dentro eccome.
Echi di Eric Dolphy? - folate di Ornette Coleman? sussurri di Henry Threadgill? - aromi di Steve Coleman? - un nonulla di Tim Berne? - Può essere! ma qui c’è soprattutto tanto tanto Bittolo Bon (con buona pace dei “Santi” e delle regole più o meno sbeffeggiate).
Qualche titolo: “Spice Girls from Arrakis” ispirato da “Dune” film (1984) di David Lynch (Sting protagonista) - spezia (nel film: droga motore economico del pianeta Arrakis) e le Spice Girls gruppo vocale al femminile anni 90 - da qui il gioco di parole; - “Every thing works” una specie di “tutto fa brodo” - se hai ingredienti genuini (buone idee, un buon tema), li elabori con impegno ed onestà e la band fà quadrato, tutto può “cuocere” al meglio; - “Topinambur Topinamour” altro gioco di parole ispirato da? (lascio alla vostra immaginazione); - “Paper toilet” arrangamento di un tema di Threadgill Henry (unico non dovuto alla penna di Bittolo Bon) verosimilmente ispirato dalla carta igienica - prova provata che “tutto può funzionare”, anche l’idea più balzana (Zappa docet).
Spiegare la musica è un esercizio abbastanza velleitario - ognuno l’ascolti con il proprio sentire, con gli strumenti che ha acquisito, possibilmente senza pregiudizi e massima apertura.
“Big Hell On Air” probabilmente uno dei migliori CD jazz del 2016... e se non vi và di chiamarlo jazz... chiamatelo Al fredo... tanto è sempre colpa sua (Blasco docet).

J.V.