31. mar, 2017

Adam O'Farrill con Stranger Days

ADAM O’FARRILL
STRANGER DAYS
Sunnyside Records - IRD
Di Adam O’Farrill si era detto su queste pagine in occasione della sua partecipazione all’incisione di “Bird Calls” (ACT 2015) di Rudresh Mahanthappa, dischetto piacevole, ben fatto, divulgativo (capace di avvicinare al jazz giovani e non, di mente aperta e orecchio fino).
Si era detto della sua giovane età (classe 1994), della sua illustre progenie (nonno Chico O’Farrill, padre Arturo O’Farrill e quì aggiungiamo la madre, Alison Deane, pianista classica) e ci si era stupiti delle sue qualità e doti di giovane trombettista già maturo e capace di confrontarsi ed interagire con personalità con il resto della band. E’ il caso di ricordare il suo pregevole contributo nella Afro Latin Jazz Orchestra in particolare
su “Cuba: the conversation continues” (2015) e ancor prima (poco più che adolescente) nella O’Farrill Brothers Band accanto al fratello Zachary, batterista al suo fianco anche sul nuovo lavoro “Stranger Days”. Appunto di questo desidero parlarvi perchè, tenendo pure in giusto conto, tutto quanto suddetto, era sì lecito attendersi nuove prove di qualità, ma non a questi livelli e in cosi poco tempo; i “ragazzi” han fatto il botto ed è tutta farina del loro sacco, dieci temi ben congeniati e ben esposti, senza sbavature e senza che nemmeno uno sembri fuori posto.
I fratelli O’Farrill insieme a Chad Lefkowitz - Brown al sax tenore e Walter Stinson contrabbasso dimostrano qui di essere un vero gruppo e pensano ed agiscono pienamente consapevoli della loro “nuova” identità di gruppo, appunto; nessuno cerca di prevalere e tutti mettono perizia tecnica ed estro creativo nel comune crogiuolo dove prende forma la “loro” musica.
Diversi da tutti? No! Uguali a tanti altri? No!  Conoscono il passato del jazz, la sua evoluzione, gli stili, le mode, ma vivono e operano nel presente pensando a come potrebbe essere il futuro, consapevoli che l’albero del jazz, come ogni altro albero, sopravvive ed evolve finchè ha sane radici, tronco solido e costanti ramificazioni; non è facile avere un proprio stile, un marchio di fabbrica, ma è importante avere la costanza di non smettere di cercarlo.
Questi “ragazzi” sono sulla strada giusta e brani come: “Survival Instincts”, “Aligator got the blus”, “The Stranger”, “Forget everything you’ve learned at school”, “Lower Brooklyn Botanical Union”  e tutti gli altri ne sono, sia pure opinabile, testimonianza. Gran bel lavoro energetico, coinvolgente, assolutamente scorrevole “Up to date”. (Ovviamente chi cerca ricerca e sperimentazione preferirà il prossimo CD) Next page please!