27. feb, 2017

Musical Monsters di Cherry, Tchicai, Schweizer, Francioli e Favre

CHERRY - TCHICAI - SCHWEIZER  - FRANCIOLI - FAVRE
MUSICAL MONSTERS
Intakt - Goodfellas
La sera del 30 agosto del 1980 sul palco del festival Jazz di Willisau in Svizzera (poco distante da Lucerna) sono saliti cinque musicisti che ben rappresentavano quella che allora era chiamata la New Thing - il nuovo che avanza: due americani e tre continentali. Don Cherry con la sua pocket trumpet, flautini vari e percussioni  - John Tchicai, al sax contralto e voce narrante - Lèon Francioli, bassista preciso - Pierre Favre, batteria e percussioni, un maestro del colore con i suoi gingilli vari - infine, la signora di turno, Irène Schweizer al pianoforte (spigoloso? segmentato? totalmente alineare?) alla quale và il merito di aver ritrovato i nastri sui quali venne registrata la erformance. Le note ricordano che era un gran caldo e il concerto fu incandescente “al calor bianco”; i cinque sul palco, paladini di energica ed irriverente inventiva, diedero fondo a tutte le risorse tecniche e fisiche per il piacere dei fortunati presenti.
Il programma consisteva di una lunga ed informale esposizione creativa (poi ribatezzata Musical Monsters e divisa in quattro porzioni numerate da uno a quattro, per ovvie ragioni di editing discografico). In ogni porzione compaiono e scompaiono, quì e là, “fanno capolino” sotto traccia, criptiche citazioni di precedenti composizioni dei cinque “monster musicians”, ma anche di altri (es. Ornette Coleman, pard di Cherry in tante occasioni); il tutto si svolge come un lungo barrages, percorso ad ostacoli misti che consente brevi galloppare - tratti al trotto - improvvisi rallentamenti - fulminee impennate e cambi di direzione a stretto giro - and so on. Uno spiazzante e stordente percorso sonoro che ha certamente meravigliato il pubblico del festival. La qualità della registrazione, piuttosto buona e l’ottimo stato di conservazione delle bobine hanno consentito un riversamento soddisfacente che ci consente di riascoltare molto realisticamente quanto suonato in una calda notte d’estate di trentasei anni fa.
J.V.