21. set, 2016

Franco D'Andrea Electric Tree

FRANCO D’ANDREA ELECTRIC TREE
TRIO MUSIC VOL. 1
Parco della Musica - EGEA

Franco D’Andrea, classe 1941 (Come Bob Dylan) altezza media, fisiognomica da ottavo nano (Bonariolo) levatura artistica enorme, un gigante degli ottantotto tasti.
Il pianista di Merano, ormai decano nella sua categoria (Gaslini e Sellani riposano in pace) non da segni di stanca - di stasi creativa è anzi, più vispo che mai e non teme ancora il giocar d’azzardo.
Non pago delle tante esperienze fatte in oltre 50 anni di onorata carriera è ancora avido di percorrere nuove strade con nuovi compagni di viaggio e utilizzando nuove macchine sonore, quando lo ritiene opportuno, anche di derivazione informatica. Ha batezzato la sua nuova “silent way” (non una svolta elettrica - no una nuova direzione, ma un sentiero parallelo che “non è poi così lontano” dalle arterie pulsanti del Jazz contemporaneo più “instant time creation” oriented - per altro già battute dal D’Andrea più in vena di trasgressioni sonore) Electric Tree (gioco di parole fra “albero elettrico” ??? ed “elettric trio”). E veniamo al materiale umano: D’Andrea siede al pianoforte, rigorosamente akuztico, (fregati !! - niente Fender Rodes o Wurlitzer piano) - il fido “Aiace” Andrea Ayassot (membro da anni del suo quintetto) a soffiare nelle ance di sax soprano e contralto ... e a portare scompiglio, con le sue diavolerie elettroniche, la new entry DJ Assot alias Luca Roccatagliati abituato a pilotare con mano ferma scuotimenti ed emozioni del “popolo della notte” nelle mega Disco Hall a suon di raffiche di beat sintetici.
Beat box, campionatori, DSP, sequencers, manipolati instant time (in tempo reale) da DJ Assot formano un tappeto, un fondale tuttaltro che statico, anzi, molto molto dinamico e frastagliato un mutare continuo che stimola la già debordante attività creativa di D’Andrea alla tastiera e gli svolazzi e singhiozzi e le fughe scomposte dei sassofoni tormentati dalle sapienti mani di “Aiace” Ayassot.
Gli stilemi e le modalità di esecuzione del jazz ci sono tutti, ma c’è dell’altro; embè? il jazz, per sua natura linguaggio in continua evoluzione è sempre rappresentativo del suo tempo pur mantenendo legami, più o meno evidenti, con le proprie passate connotazioni, stili ed epopee.
Siamo nel sedicesimo anno del terzo millenio e che ci piaccia o no anche questo è jazz.
Monk, Mingus, Miles, Ornette, Sun Ra, Dolphi e Trane (solo per citare alcune delle più fulgide personalità creative del secolo passato) di lassù sghignazzano e approvano (se solo li avessero avuti anche loro certi mezzi - mannaggia!). Ascolto molto raccomandabile, astenersi allergici e menti ottuse.

J.V.