CONSIGLIperlaLETTURA

24. apr, 2019

NEL NOME DI DANTE
Diventare grandi con la Divina Commedia
di Marco Martinelli
(Ponte alle Grazie)
È in libreria Nel nome di Dante. Diventare grandi con la Divina Commedia, che Marco Martinelli ha pubblicato per i tipi di Ponte alle Grazie. L’autore e regista, insieme a Ermanna Montanari, dell’Inferno dantesco che nell’estate 2017 è stato lo spettacolo cult di Ravenna Festival, coinvolgendo migliaia di cittadini, vincendo numerosi premi e riconoscimenti, ha scritto questa originale biografia dantesca partendo da una domanda non retorica: ha ancora senso leggere, o rileggere, la Commedia di Dante Alighieri, quella che Boccaccio definì Divina? Che cosa ha da dirci oggi il padre della nostra lingua? Probabilmente tanto. Basta mettere da parte il monumento della letteratura italiana che tutti ci invidiano, quello che si è obbligati a studiare a scuola, e considerarlo anzitutto un uomo come noi.
Il Dante in carne e ossa è stato, come tutti, ragazzo e da ragazzo ha visto la sua città, Firenze, dilaniata dal conflitto tra guelfi e ghibellini; crescendo è diventato letterato e poeta, cittadino impegnato in politica, e per questo costretto all’esilio; vittima infine della malaria verrà sepolto lontano dalla sua patria, a Ravenna. Dante aveva conosciuto la realtà dell’Inferno in Terra e l’ha trasfigurata con la forza della sua immaginazione nell’Inferno, aveva sperimentato la possibilità di ricominciare e l’ha trasposta nel Purgatorio, aveva conosciuto la potenza dell’Amore e l’ha sublimata nel Paradiso. Per capirlo occorre tuttavia sapersi accostare al poeta come ha fatto Marco Martinelli grazie all’insegnamento di un altro padre: il suo. Vincenzo Martinelli ha trasmesso al figlio la passione per questo Dante a tutto tondo, così come la curiosità per la Storia, l’interesse per le vite altrui, un senso alto della politica. «E il senso nascosto, il perché delle mie lacrime – dice Martinelli – questo mi travolgeva nella lettura, la scoperta che quel libro nascondesse e al tempo stesso a me solo rivelasse il rumore delle mie lacrime, della mia fame di vita, come se Dante lo avesse scritto proprio per me quello smisurato poema, per me, Marco di Luciana e Vincenzo. Così puoi leggerlo, giovanissimo lettore, e farlo risuonare in te quel canto fatto di tre cantiche fatte di cento canti, come se Dante nell’uscire dalla “selva oscura” della sua disperazione avesse pensato, a te e a nessun altro. Anche a sette secoli di distanza. A costo di sbagliare, di andar fuori strada, di errare: ma l’errare, si sa, è un maestro sorprendente. È un rischio da correre, è quello che ci salva. Siamo in cammino, quindi possiamo inciampare. E perderci. “Nel mezzo del cammin di nostra vita”, così inizia il racconto, in un punto della notte appena prima dell’alba, di un uomo solo e smarrito. E pieno di paura».
È quindi un libro nel nome dei padri, questo: Martinelli affianca con sapienza di stile le proprie memorie ed eventi più recenti alle parole di Dante e ai racconti del suo tempo, facendo dialogare il Due-Trecento con la nostra epoca in un percorso vivo e originale, asciutto e moderno che affonda nella rilettura per il teatro della Commedia, iniziata nel 2017 con Inferno e che, dal prossimo maggio, prevede il debutto di Purgatorio (con la coproduzione di Ravenna Festival-Teatro Alighieri e Fondazione Matera-Basilicata 2019) fino al Paradiso nel 2021, per i sette secoli dalla morte di Dante.
L’AUTORE
Marco Martinelli, nato a Reggio Emilia, è tra i maggiori registi e drammaturghi del teatro italiano. Il ruolo che meglio lo descrive è quello di “poeta di compagnia”: le sue opere infatti nascono dall’interazione con gli attori del Teatro delle Albe, fondato nel 1983 insieme a Ermanna Montanari, Luigi Dadina e Marcella Nonni. All’inizio degli anni Novanta ha dato vita alla non-scuola, una pratica teatrale che mette in contatto gli adolescenti con i grandi classici del teatro. In lui e in Ermanna Montanari, con la quale condivide la direzione della compagnia, Marco De Marinis vede «due tra i pochi nuovi maestri della scena attuale»; Martinelli «ha firmato», secondo Renato Palazzi, «alcuni degli spettacoli più suggestivi di questi anni», mentre l’esperienza di «meticciato teatrale» tra attori italiani e senegalesi (da anni componente stabile delle Albe) è stata definita da Franco Quadri come «l’ultima riprova che la fabbrica del teatro africano è in Europa, come già ci avevano ammonito Genet e Brook». Ha vinto numerosi premi, tra cui sette volte il Premio Ubu per la drammaturgia, la regia e il progetto non-scuola. I suoi testi teatrali sono stati tradotti e messi in scena in dieci lingue. Il percorso dantesco inizia nel 2017 con Inferno (diretto da Marco Martinelli ed Ermanna Montanari; commissionato da Ravenna Festival) - progetto in tre tappe biennali di messa in scena delle tre Cantiche della Divina Commedia che culminerà nel 2021 (anniversario dei 700 anni della morte del poeta). Sempre nel solco dantesco, fedeli d'Amore è un originale poemetto scenico dove una sola voce (quella stupefacente di Ermanna Montanari) si incarica di farne suonare innumerevoli. Un concerto che evoca la morte del poeta nel 1321, per attingere alla radicalità della sua visione etico-estetica nel tempo presente.
Dal 2016 è stato nominato "presidente onorario" della CUT-Consulta Universitaria del Teatro (il presidente onorario precedente era stato Giuliano Scabia), il più importante organo universitario legato al teatro. Con questa nomina i docenti di tutta Italia hanno voluto rimarcare l’autorevolezza e l’ampia progettualità teatrale sviluppata da Martinelli sul piano della ricerca scenica e pedagogica. Per Ponte alle Grazie ha pubblicato nel 2016 Aristofane a Scampia, divertente e affascinante racconto della non-scuola dalle origini a oggi.
Le date di PURGATORIO
Matera: dal 17 maggio al 2 giugno
Ravenna: (nell'ambito del Ravenna Festival) dal 25 giugno al 14 luglio

2. mag, 2018

SORPASSI 
C'è un nuovo serial killer in città? 
di Nevio Galeati 
ed. Delos Gitali 
Un racconto più nero che giallo pubblicato dalla casa editrice Delos Digital
La casa editrice Delos Digital di Milano, fa uscire nella collana “Crime” il racconto lungo “Sorpassi” di Nevio Galeati http://delos.digital/9788825405705/sorpassi Il libro è già disponibile e in vendita sulle principali piattaforme di e-commerce librarie, e non solo: Mondadori Store, Amazon, Google Play, Kobo.
Due giovani vengono uccisi a colpi di doppietta mentre sono appartati in auto, in una larga vicino al fiume. L’assassino, che infierisce sulla ragazza anche con un coltello, non lascia tracce. La squadra mobile, diretta da Michele D’Arcangelo, teme si tratti di un serial killer.
Torna dunque Michele D’Arcangelo, coprotagonista dei gialli ambientati in Romagna, nella serie iniziata a puntate sul quotidiano “l’Unità” nel 1983, con in primo piano l’investigatore privato Luca Corsini. Qui è padrone della scena, con l’amico in vacanza non si sa (e non importa) dove. Un racconto più nero che giallo. Ma… si resta in tema.
Nevio Galeati, classe 1952, ravennate, è giornalista dal 1979 e ha lavorato per i quotidiani “l’Unità” (1977-1986), e “il Resto del Carlino” (1988-2010), aggiungendo altre collaborazioni, come l’incarico di direttore responsabile del primo mensile con fumetti solo italiani, “Orient Express” (Isola Trovata, 1982-1983). Laureato al Dams di Bologna nel 1976, come giornalista è passato dalla cronaca degli spettacoli alla nera e giudiziaria. Presidente dell’associazione culturale Pa.Gi.Ne., di cui è un fondatore, dirige dal 2003 il festival di letteratura di genere “GialloLuna NeroNotte”. Ha pubblicato due romanzi (“Telefonate e birra, d’autunno”, Fiori Blu, 1999; “Improvvisazioni per chitarra e batteria”, Foschi Editore, 2015; in ebook nel 2015), una decina di racconti, un testo di teatro per ragazzi, oltre a saggi sulla letteratura popolare e di genere e sui fumetti.

23. feb, 2018

RAME
La libertà di essere
di Giada Domeniconi
Edizioni: Il Ponte Vecchio
Prezzo: €. 10,00
Rame si configura come un romanzo dai tratti adolescenziali, ambientato nella cittadina di Cesena, la quale ospita come protagonista un ragazzo di 19 anni, alle prese con il suo futuro poiché prossimo alla maturità. I toni colloquiali del racconto animano i rapporti con le sue amicizie sbagliate e i suoi genitori limitanti, pronti ad ostacolare i suoi sogni. La prefazione è un ritorno al passato del protagonista: un passo indietro che vale all’incirca trent’anni, per rivivere la propria adolescenza e il proprio percorso di crescita. Dal primo capitolo ha inizio, invece, la vicenda, alternata a momenti paranoici di riflessione del ragazzo, alimentati dall’uso di cannabis. Con questo libro si vuole andare oltre al significato scientifico della paranoia, difatti insorge come disagio di chi ha paura di essere vivo e in diretto collegamento con la propria natura. Interessante è come il protagonista cerca, nonostante il suo abisso, di ridicolizzare la paranoia, di fuggire da essa attraverso il disegno, ciò che più ama fare. Unisce il suo insano pensare all’azione, da forma alla paranoia in un foglio, la partorisce con una matita e come creatore di essa, può diventarne anche il distruttore per liberarsene.

18. gen, 2018

CHE MONDO SAREBBE
Pubblicità del cipo e modelli sociali
di Cinzia Scaffidi
Prezzo al pubblico: €. 14,50
Come sarebbe il mondo se davvero assomigliasse a quello che la pubblicità del cibo ci descrive? Come sarebbero le nostre relazioni sociali, le nostre psicologie individuali? In quale tipo di società cresceremmo i nostri figli e quali questioni di genere fronteggeremmo tutti i giorni?
La comunicazione commerciale narra un mondo che non esiste, ma lo fa da talmente tanto tempo e così bene, che spesso non vediamo più i paradossi, le follie, i non sense che ci vengono suggeriti come se fossero desiderabili.
Forse un po’ di ironia può aiutarci a recuperare quella consapevolezza di cittadini- consumatori, senza la quale nessun cambiamento qualitativo può avvenire nell’ambito di un sistema alimentare dominante, che oggi si sta rivelando il responsabile di tanti problemi economici, ambientali, di salute pubblica.
Che mondo sarebbe dunque è una domanda a doppio taglio: che mondo sarebbe se fossimo davvero come gli spot ci descrivono? Ma anche: che mondo sarebbe se imparassimo a riderne?

21. dic, 2017

“IL CIMITERO MONUMENTALE DI RAVENNA - La Città della nostalgia”
Foto di Enzo Pezzi e Massimo Fiorentini
Con i saggi introduttivi di Pietro Barberini e Cetty Muscolino
Edizioni Moderna
Con il Patrocinio del Comune di Ravenna

Il numero “8” in orizzontale sulle ghiere degli obiettivi fotografici, rappresenta l’infinito. Gli obiettivi di due fotografi ravennati, Massimo Fiorentini ed Enzo Pezzi, hanno illuminato simbolicamente quell’infinito: un’eternità sospesa fra la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco, alfa e omega che aprono e chiudono un libro fotografico di grande impatto documentaristico sul cimitero monumentale di Ravenna.
Immagini che tracciano silenziose un percorso che entra con delicatezza in una nuova dimensione della vita e del tempo, incorniciato dall’acqua e dal cielo, dai pini e dall’arte.
“La città della nostalgia” è il sottotitolo del volume, Edizioni Moderna Ravenna, 158 pagine nell’elegante formato 30x30.
Sul retro di copertina la riproduzione della vista frontale del cimitero monumentale disegnata da Romolo Conti.
“Si tratta di un’opera – afferma l’assessora alla Cultura, Elsa Signorino – che evidenzia l’importanza storica del Monumentale e ne documenta il rapporto di memoria con la città dal punto di vista collettivo e individuale in un dialogo continuo con il proprio passato e i propri cari scomparsi, siano essi personalità illustri o cittadini comuni. Tra l’altro quello dei cimiteri monumentali sta diventando un itinerario che riscuote sempre di più l’interesse di tutti coloro che vogliono comprendere a fondo l’anima culturale e identitaria delle città che visitano”.
Le prime immagini sono introdotte da un brano descrittivo tratto dalla “Guida di Ravenna” di Corrado Ricci:” Vasto, solingo, pieno di poesia è il luogo scelto dal Comune di Ravenna nel 1817 per farvi il cimitero. Sulle rive del canale Corsini o Candiano, a tre chilometri dalla città, ha dietro il bosco dei pini, poi larghe stese solcate da canali, poi il mare”.
Una bella istantanea quella di Corrado Ricci che aveva un padre fotografo e di quella pratica, allora molto più vicina alla magia rispetto a oggi , si era servito per sostenere il suo amore per Ravenna.Le immagini che il libro offre entrano sempre in punta di piedi in quella “città silente”, capace di svelarsi con tenera fierezza o ingenua alterigia.
Il malessere della lontananza viene affievolito e del tutto scompare nel breve saggio di Cetty Muscolino che muove le architetture, descrive l’arte, anima il fogliame e dialoga con merli e colombi.
Tutto è stemperato in un viaggio dove “la dimora diventa eterna” e si muove nello scritto di Pietro Barberini, fra storia e memoria.
Una bella prefazione firmata dall’Assessora alla cultura Elsa Signorino e dal sindaco di Ravenna Michele de Pascale ricorda come Ravenna sia ricca di testimonianze in grado di raccontare le stagioni della propria storia e “...trova puntuale riscontro in una stele, in una sepoltura, in un mausoleo, in un busto, in una traccia documentaria che a sua volta rinvia a una città dei morti, parlandoci nel contempo della civiltà dei vivi”.

La realizzazione di quest’opera è stata resa possibile grazie al contributo di:
- Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna
- A.se.r. Azienda Servizi Romagna Srl
- Azimut Spa
- Ediltecnica Global Service Soc. Coop.