Romagna in Tour

12. ago, 2018

Balze di Verghereto, località turistica dell'Appennino tosco-romagnolo e frazione di Verghereto nella provincia di Forlì Cesena. Incastonato ai piedi di una falesia rocciosa a poca distanza dal Monte Fumaiolo (1.408 metri s.l.m.) e dalle sorgenti del Tevere, il paese di Balze (1.091 metri s.l.m.) gode di una situazione geografica particolarmente favorevole. Situato all'estremo sud della Romagna, il paese si trova sul confine di due regioni: Emilia-Romagna, Toscana e fino a qualche anno fa, Marche, e non lontano dall'apice settentrionale dell'Umbria.
L'origine del paese di Balze è incerta. Il luogo è stato sicuramente frequentato in epoca romana, e durante il medioevo vi si stabilirono gli eremiti Sant'Alberico e San Romualdo e vi furono eretti i monasteri della Pieve di Vignola, di Ocri e della Cella, ma le prime indicazioni di comunità stabili risalgono a non prima del XV secolo, quando piccoli gruppi di pastori e di carbonai iniziarono ad abitare nella zona, ricca di boschi e pascoli. Altro dato storico sicuro è la presenza sul posto di una fortezza, il Castrum Cotoli, situata sulla vetta di uno spuntone di roccia ai piedi del monte Fumaiolo e tuttora conosciuto come La Rocca. Il luogo si è sempre trovato nei secoli in zona di confine per la conformazione orografica di quel tratto di Appennino, che fa da spartiacque fra le vallate di tre fiumi che si dipartono in tre diverse direzioni; il Tevere verso sud, il Marecchia (con l'affluente Senatello) verso est e il Savio verso nord.  Vista la posizione strategica dello spuntone della Rocca, dalla cui cima una vedetta poteva comodamente osservare due passaggi obbligati per chi volesse transitare fra la Romagna, le Marche (Montefeltro) e la Toscana (Casentino), è lecito pensare che chiunque possedesse quel territorio avrebbe avuto un enorme interesse strategico a tenerlo sotto controllo con una guarnigione armata, sia a scopi di difesa, sia a scopi commerciali per esigere diritti di passaggio. Oggi dell'antica fortezza non rimangono che pochi resti; parti del muro della torre di guardia sulla vetta e, nel prato verso nord, le fondamenta di quello che doveva essere l'alloggio delle guardie. In seguito a scavi amatoriali, sul luogo dove sorgeva la torre sono stati rinvenuti diversi reperti d'epoca medievale, tra i quali alcune punte di frecce da balestra (vedi foto), che testimoniano la presenza di una guarnigione militare. 
La tradizione popolare fa risalire la nascita del paese di Balze alla storia di due giovani sorelle, una sordomuta e l'altra cieca, che il 17 luglio del 1494 furono testimoni di un'apparizione mariana nell'allora impervia e quasi disabitata località chiamata genericamente "le balze". Sembra che le due ragazzine, dopo avere assistito all'apparizione della Vergine sopra un grosso masso, siano guarite dalle loro menomazioni. La notizia del portento si sparse velocemente e il masso del miracolo, già vicino a diversi monasteri e luoghi di ritiro spirituale, quali Ogre (Ocri), Vignola, l'eremo di S. Alberico e la Cella, divenne meta di pellegrinaggio. Pochi anni dopo fu costruito sul posto un piccolo oratorio dedicato alla Madonna del Sasso, attorno al quale si formò successivamente il villaggio che prese il nome di Balze.

30. lug, 2018

Il paese è situato a 439 metri s.l.m., il punto più alto di tutto il territorio comunale e domina il vasto altopiano delimitato dai due corsi d'acqua, il Pisciatello e l'Ansa, offrendo una visione ampia e piacevole. Alcuni storici, confortati anche dal ritrovamento di reperti archeologici, sostengono che all'epoca romana fosse un quartiere militare per la sua posizione lungo la frequentata scorciatoia alle strade consolari che attraversava il monte di Strigara e, per il passo dei Meloni, si congiungeva alla via Garampa e proseguiva fino a Cesena. Montecodruzzo fu un possedimento degli Arcivescovi di Ravenna fino al 1484, quando fu data in signoria a Carlo Malatesta, alla cui morte toccò a Leonida Malatesta e poi a Giacomo. Il castello fu sempre residenza stabile di Giacomo Malatesta e della sua famiglia anche dopo la nomina di questi a marchese di Roncofreddo e Montiano.

30. lug, 2018

« Quei tetti aguzzi chi li disegnò?
Chi mise in ciel quei passerotti frivoli?
Mille volte più bella di Rio Bo
più misteriosa e magica: Sorrivoli »
(Roberto Benigni)
SORRIVOLI è una frazione italiana di 98 abitanti del comune di Roncofreddo.
Il paese, sulle colline cesenati, sorge arroccato attorno al suo millenario castello, sulla sponda sinistra del fiume Rubicone, detto in dialetto Urgon. Tale struttura è sede della parrocchia di "Sant'Aldebrando".
La prima citazione risale ad un atto datato 27 ottobre 971 riguardante la nomina a vicario del conte Rodolfo di Rimini da parte dell'arcivescovo ravennate Onesto II. Nel 1001 Aldebrando, figlio del conte Rodolfo, restituisce il castello di Sorrivoli alla Chiesa di Ravenna, che ne difende il possesso dalle mire espansionistiche della città di Cesena, la quale proprio in quel periodo inizia la lunga lotta per l'autonomia che la porterà ad elevarsi a libero comune. Tale scontro si inasprisce nei primi anni del XIII secolo, a tal punto che l'Imperatore Ottone IV dovette emanare un diploma (1203) che confermasse tutti i privilegi dell'Arcivescovo sul castello di Sorrivoli concessi dai suoi predecessori e così fecero anche l'Imperatore Federico II nel 1220, Papa Onorio III nel 1224 e Papa Gregorio IX nel 1228.
Approfittando del caos scoppiato nello Stato Pontificio a causa della cosiddetta "cattività avignonese", la famiglia degli Articlini, esiliati da Cesena, sobillarono la popolazione di Sorrivoli a ribellarsi all'Arcivescovo e così, il 3 aprile 1318, il castello fu preso d'assalto ed il vicario Fantino da Milano fu imprigionato. La convulsa situazione del contado fu risolta nel 1357 dal legato papale il cardinale Egidio Albornoz, che sottomise Cesena e restituì Sorrivoli all'Arcivescovo. L'importanza raggiunta da Sorrivoli è sottolineata dal censimento ordinato dal cardinale Anglico de Grimoard nel 1371: con i suoi 40 focolari censiti (circa 200 abitanti) risulta essere il castello più popoloso delle colline cesenati.
Il XV secolo vede come protagonista la peste, che mette a tacere il frastuono delle armi, ma il nuovo secolo si apre con un nuovo e bellicoso protagonista, Cesare Borgia detto il Valentino, che nel 1500 sottomette Cesena ed anche il castello di Sorrivoli si arrende, nonostante fosse stato eletto a residenza dall'Arcivescovo Filasio Roverella, che preferisce ritornare nella più sicura Ravenna. Ma le velleità del Valentino si esauriscono in fretta, e nel 1506 Roverella può far ritorno a Sorrivoli, dando inizio a lavori di ampliamento della rocca con l'obiettivo di trasformarla in una più confortevole residenza. Vi muore il 24 febbraio 1527 ed il suo successore, l'Arcivescovo Nicolò Fieschi, infeuda Sorrivoli a Giovanni Roverella, che diventa il primo conte di Sorrivoli. Coi Roverella, Sorrivoli conobbe un periodo di pace e prosperità, tanto che nel 1661 la famiglia Faberi avviò nel castello una stamperia, molto nota a livello regionale. La parentesi napoleonica non sconvolge più di tanto la vita del paese (l'allora conte Ippolito Roverella rimane nel castello, anche se da privato cittadino) e con la Restaurazione la Chiesa rinnova l'infeudazione a Pietro Roverella. Morto nel 1858 senza eredi, il castello fu messo all'asta ed acquistato dalla famiglia Allocatelli-Fabbri per 14000 lire. Quando i bombardamenti del 1944 resero inagibile la vecchia chiesa di San Lorenzo, i proprietari del Castello decisero di donarlo alla parrocchia così che si potesse costruire al suo interno la nuova chiesa intitolata a Sant'Aldebrando.
Fonte Wikipedia

12. lug, 2018

L'anno di Azzurrina di Montebello, attesa nella rocca per l'apparizione del fantasma
La leggenda vuole che negli anni divisibili per 5 lo spettro della bambina torni a farsi sentire tra le stanze del castello. Intervista al ricercatore Leo Farinelli che ha dedicato anni a scoprire cosa si cela dietro il racconto tramandatoci nei secoli
La Romagna è una terra di misteri e leggende che affondano le loro radici in un passato ricco di storia e che traggono la loro energia da tantissimi luoghi suggestivi, in particolare manieri e castelli, che affollano il suo entroterra. Uno dei racconti più famosi, e che ognuno di noi ha sentito raccontare più volte e in varie versioni, è quello legato ad Azzurrina di Montebello: la piccola bambina scomparsa tra le stanze del castello di proprietà dei conti Guidi di Bagno. Protagonista di un film, mai uscito nelle sale a distanza di diversi anni dalle riprese, la leggenda vuole che, secondo la tradizione, il fantasma di Azzurrina torni a farsi sentire tra i corridoi che si affacciano sulla Valmarecchia la notte del solstizio d’estate, il 21 giugno, di ogni anno lustro, ossia divisibile per 5.
Ed ecco che, per questo 2015, torna a farsi vivo il racconto di Guendalina, vero nome della piccola, ma con qualche particolare in più frutto di un lungo lavoro portato avanti dal forlivese Leo Farinelli che ha dedicato anni a scoprire cosa si cela dietro il racconto tramandatoci nei secoli. Autore di libri e di trasmissioni che riguardano il paranormale e, in particolare, proprio il fantasma che abita la rocca di Montebello, Farinelli spiega che “della leggendaria Azzurrina, fino ad ora si è scritto e detto quanto era possibile, altro lo sarà perché la fantasia umana è sconfinata in positivo e negativo”.

8. lug, 2018

Premilcuore (Premaicur in romagnolo) è un comune di 799 abitanti della provincia di Forlì-Cesena, a circa 40 km dal capoluogo, Forlì  459 mt. slm.
Centro silvo-pastorale dell'Appennino tosco-romagnolo, nell'alta valle del fiume Rabbi, sorge sulle pendici nord-occidentali del monte Arsiccio (m.762).
Secondo la tradizione Premilcuore sarebbe stata fondata nel 215 d.C. dal centurione Romano Marcelliano che con alcuni soldati si sarebbe rifugiato lungo la boscosa e disabitata vallata del Rabbi per sfuggire alla vendetta dell'imperatore Caracalla il quale lo riteneva responsabile di aver fomentato una sommossa contro di lui. Romano Marcelliano, rifugiandosi in tali aspre zone, iniziò una nuova vita, dedicandosi alla pastorizia, all'agricoltura e alla caccia. Con il passare del tempo vi si unirono altri esuli romani che, assieme alle poche altre genti della zona, diedero inizio alla piccola comunità.
Il toponimo del luogo non è di origine certa, sebbene sia ipotizzabile un'origine da Planum Mercurii, mentre sono attestati nomi passati quali Castrum Premalchorii, Premilcori e Planicori.
La prima traccia di Premilcuore è attestata da un documento del 1124 che ne descrive la cessione da Calisto II a favore dell'Abbazia di San Benedetto in Alpe. Nel 1191 Enrico IV lo assegnava alla famiglia dei Guidi di Modigliana ai quali veniva confermato nel 1220 dall'imperatore Federico II i quali costruirono il Castello dell'Ontaneta. Nel 1231 Premilcuore risulta possesso di Tegrimo Guidi. Il castello rimaneva possesso della famiglia Guidi fino al 1330, anno durante il quale passò di possesso alla chiese forlimpopolese il quale lo girò alla Santa Sede.
Nel 1371 il cardinale Anglico de Grimoard nella sua Descriptio Romandiolae descrive come il Castrum Premilcori, unitamente alla rocca, alla torre e a 25 focolari, possesso del Vicariato ecclesiastico delle Fiumane: Castrum Premalcori est in quadam valle super flumen Raibor, super quodam sasso super strata magistra, qua itur in Tusciam, habet Roccham et Turrim fortissimam, ad cujus custodiam moratur unus castellanus pro Ecclesia. Dictum castrum confinat cum Castro Alpium, Buchono et Monte Vecchio.
L'anno seguente, il 1372, la Santa Sede infeudò il castello in favore di Amerigo Manfredi di Marradi al quale fu sottratto dai fiorentini nel 1375.
Nel 1424 Premilcuore fu occupato da Filippo Maria Visconti che poi fu costretto ricederlo in breve tempo. Nel 1499 se ne impossessò Caterina Sforza la quale si apprestava a difendersi dall'attacco di Cesare Borgia. A causa del tradimento del castellano tornò definitivamente a Firenze.
Il 25 luglio 1859 Premilcuore fu annessa al nascente stato italiano rimanendo in provincia di Firenze fino al 1923, anno durante il quale ne fu deciso lo spostamento nella provincia di Forlì.
Fonte: Wikipedia.