Romagna in Tour

17. dic, 2017

LONGIANO (Lunzèn in romagnolo) è un comune italiano di 7.066 abitanti della provincia di Forlì-Cesena in Emilia-Romagna. Si trova a circa 12 km da Cesena.
Longiano si trova su un colle che domina la sottostante pianura verso Cesena e Rimini, in posizione strategica. I primi insediamenti umani di Longiano risalgono al periodo protostorico, quando nella Romagna sud-orientale vivevano genti di cultura villanoviana. Si tratta di popolazioni che vissero durante la prima età del Ferro (IX-VII secolo a.C.). Verucchio era il centro principale di queste genti: dalla valle del Marecchia esse si spinsero verso le valli circostanti attraversando il Rubicone per ragioni legate a una espansione demografica ed economica e per controllare un vasto territorio. A Longiano questo fenomeno viene testimoniato da un importante ritrovamento certificato dalla Soprintendenza che risale agli Anni Ottanta, durante gli scavi di un’abitazione in via Pasolini.
Occorre però attendere il VI e il VII secolo dopo C., perché sulla collina si sviluppi un più importante insediamento abitativo, con la contestuale calata dei barbari che causò la fuga delle popolazioni di pianura verso la collina, soprattutto dalla vicina San Giovanni in Compito.
Una pergamena cita poi Longiano in data 7 ottobre 1059, quando il vescovo Uberto di Rimini concesse al conte Everardo ed alla contessa Marozia vari fondi “de castro Lonzano”. In seguito il paese si sviluppò e divenne nel Medioevo un luogo culturalmente fiorente. Sebbene geograficamente si trovi vicina a Cesena, Longiano gravitò sempre nell’orbita di Rimini. La Signoria dei Malatesta governò il borgo dal 1295 al 1463.
I Cesenati e i Riminesi si contesero per secoli il dominio su questo territorio, ma il popolo di Longiano rimane fedele a Rimini. Nel 1198 il castello viene assaltato e distrutto dai Cesenati, e nell’anno successivo ricostruito dai Riminesi. Non passano molti anni che i Cesenati presero nuovamente d’assedio il castello, ma furono respinti e battuti. Nel 1297 i Cesenati, alleati coi Forlivesi e con i Faentini, incendiano Longiano. Nel 1387 i Longianesi resistettero agli Ordelaffi, padroni di Forlì, e nel 1424 si svolse lo scontro con l’armata ducale di Milano. Nel 1429 morì nel castello di Longiano Carlo Malatesta, stratega, condottiero e regnante illuminato.

Veduta di Longiano in un dipinto esposto al Museo d'Arte Sacra
Il cortile con il pozzo rinascimentale del Castello di Longiano
Longiano nel 1463 ripassò sotto il controllo diretto dello Stato Pontificio e vi rimase quasi ininterrottamente per 400 anni, fino al 1859. Tre sono le principali eccezioni: la prima, cadendo in balia della Repubblica di Venezia nel 1507; la seconda, quando venne assegnato dal Pontefice ai conti Rangoni di Modena (dal 1519 al 1581) e la terza infine nel periodo napoleonico.
Il 1º agosto del 1849 a Longiano passò anche Giuseppe Garibaldi durante la nota “trafila” in fuga verso Cesenatico per imbarcarsi e venne aiutato da guide locali.
Nel 1859, dopo le vittorie di Solferino e San Martino, Longiano passò sotto il Regno d’Italia. Nel decennio 1860-1870 fu un rifiorire di lavori pubblici, tra cui la costruzione del teatro Petrella e le nuove strade consolari per Crocetta-Balignano e Montilgallo.
Durante la prima guerra mondiale furono oltre un centinaio i Caduti longianesi sui vari fronti.
Il 16 agosto 1936 il Duce Benito Mussolini visitò Longiano.
La seconda Guerra mondiale causò tanta distruzione e morte. L’estate del 1944 rimarrà nella memoria come uno dei periodi più bui per Longiano, basti ricordare la morte dei tre giovani Martiri: Attilio Grilli e Tarcisio Pavolucci di anni 19, Augusto Sarpieri di anni 20. È stata liberata dagli Alleati il giorno 10 ottobre 1944.
Negli anni '60 la rinascita di Longiano è stata imperiosa.

17. dic, 2017

MONTIANO comune in provincia di Forli-Cesena, posta nel comprensorio cesenate a circa 10 km. con 1704 abitanti. Grazioso borgo che giostra attorno alla Rocca Malatestiana da cui si può osservare, nelle limpide giornate estive, a sud est Cesenatico. Nel periodo natalizio ai può visitare il "presepe meccanico" della famiglia Gualtieri.
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8. ott, 2017

Il nome dell'abitato principale, che sottolinea l'appartenenza alla Romagna poiché fu Toscana (Provincia di Firenze) fino al 1923, deriva dal latino porticum, cioè luogo di mercato. La storia di Portico in epoca medievale è legata alle vicende delle famiglie dominanti: i conti Guidi, Visconti di Milano e quelle della repubblica fiorentina in lotta per il dominio dell'Italia centro-settentrionale. Nel 1386 fu definitivo il passaggio a Firenze, diventando poi la capitale della Romagna Toscana. La struttura urbanistica medievale del borgo fu suddivisa su tre piani sovrastanti distinti ma uniti da passaggi, che si conservano ancor oggi in buono stato. La parte alta era costituita dal castello, del quale non rimane altro che una torre, dalla pieve e dal palazzo del podestà. Nel piano intermedio erano localizzati i portici e i palazzi nobiliari, tra cui il palazzo Portinari. Si narra infatti che sia proprio in questo luogo che sbocciò l'amore di Dante Alighieri per Beatrice Portinari. Presso palazzo Traversari nacque invece Ambrogio, importante figura della cultura umanistica del quattrocento fiorentino. Il piano inferiore invece si articolava lungo il fiume, dove erano situate le case di popolani e artigiani ricavate nella cinta muraria. Ai quattro punti cardinali del paese altrettante torri fungevano da vedette al castello. Esse finirono col divenire poi ripostigli per gli attrezzi da lavoro o rondinaie.

VICOLO COPERTO DI PORTICO
La frazione di Bocconi, chiamata in origine Corte di Castello Bauroni, dipendeva dalla parrocchia di San Lorenzo alla Bastia, detta in passato San Lorenzo in Planicorio. Planicorio consisteva probabilmente nel Castrum Plani, posseduto nel 1371 dal conte Roberto di Battifolle. Il comune di Boccone viene menzionato in un documento del 1411 redatto a Portico. Intorno al 1429 si dota di statuti propri, simili a quelli degli altri due abitati. Nel 1868 una frana sommerge la chiesa, la canonica, il cimitero ed il podere di Carpine. Con una delibera comunale si stabilisce che la parrocchia non venga ricostruita. Venne quindi eretta la chiesa di San Lorenzo al castello di Bocconi nel 1883, sulle rovine dell'oratorio di San Giovanni, che assorbì quella di Bastia e quella di Carpine. Bocconi assunse quindi sempre più importanza, soprattutto in seguito alla costruzione della carrozzabile Tosco Romagnola.
La storia di San Benedetto in Alpe è collegata a quella dell'omonima abbazia, costruita intorno all'anno 1000 dai monaci benedettini di Cluny. Dante Alighieri, nel suo viaggio d'esilio dalla Toscana alla Romagna, sosta presso l'eremo dei Romiti ed in seguito presso in monastero. Le prime case sorgono intorno all'abbazia e prendono il nome di Biforco, poiché poste vicino all'incrocio dei torrenti Acquacheta, Rio Destro e Troncalosso. Più a valle si aggiunsero i mulini ed un ospizio per accogliere i viandanti. A monte vennero realizzati un pecorile ed un caprile, di proprietà del monastero, ed un vignale. La metà del XIV secolo segna l'inizio della decadenza del monastero. Nel 1499 Papa Alessandro VI abolisce l'ordine benedettino nell'abbazia e vi introduce l'ordine di Vallombrosa, che rimarrà fino al 1529, quando venne annessa al collegio di San Lorenzo in Firenze. Col secondo declino dell'abbazia di San Benedetto l'abitato divenne comune indipendente e si avviò un notevole sviluppo artigianale. Dal 1440 la Signoria di Firenze ne acquistò la giurisdizione, prima con i Medici, poi coi Lorena. L'incuria del tempo causano intanto il crollo dell'abside e di parte della cappella sinistra. I lavori di restauro non la ricostruirono secondo le precedenti linee architettoniche ma la spostarono sulla destra, demolendo parte del chiostro. Nel 1775 il comune di San Benedetto e quello di Portico si unirono per motivi economici ed amministrativi.

Fonte: wikipedia

8. ott, 2017

San Benedetto in Alpe (San Bandét in romagnolo) è, dopo il capoluogo di comune, la frazione più importante del comune di Portico e San Benedetto in provincia di Forlì-Cesena. È situato a pochi chilometri dal Passo del Muraglione, al confine della Romagna con la Toscana. Fa parte del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna.
Il paese presenta diverse piccole zone sparse tra i monti e la vallata come Molino e Rinuccioli, ed ha origini etrusche, mentre nel II secolo vi stazionarono truppe di legionari romani.
San Benedetto vanta una antichissima chiesa, l'abbazia di San Benedetto, che sorge in località Il Poggio, a un chilometro sopra San Benedetto, lungo la strada per Marradi. Intorno all'anno mille fu fondata da San Romualdo. Diventò molto potente intorno al XI e XII secolo. Piccola di dimensioni ma di un certo pregio artistico la chiesa di Rinuccioli, sul lato destro dell'Acquacheta. Edificata in pietra, presenta un tetto di legno proprio per le sue origini antichissime. Dopo aver attraversato la porta ci si trova in un piccolo ambiente dove vi si trova un'acquasantiera imponente di pietra. Da qui si accede alla zona centrale della chiesa, suddivisa in due sezioni da un grande arco, quella delle panche e quella dell'altare, di ugual grandezza. Dietro l'altare si trova l'unica finestra con una colorata vetrata della Madonna con Bambino.
Di notevole interesse è anche la chiesa in centro del paese.
Senza dubbio la maggiore fonte attrattiva di San Benedetto sono i percorsi naturali lungo le zone dell'Acquacheta, Rio Destro e Troncalosso. Tra le montagne si trova ad alta quota un altopiano erboso proprio sopra la famosa cascata citata anche da Dante Alighieri.

Fonte: Wikipedia

28. apr, 2017

Dozza (Dòza in romagnolo) è un comune italiano di 6.605 abitanti della città metropolitana di Bologna, in Emilia-Romagna, composto da due paesi: Toscanella (La Tuscanèla in romagnolo, oltre 5.000 abitanti), l'unica frazione, e il capoluogo comunale Dozza (poco più di mille abitanti). Dozza è considerato uno dei più caratteristici borghi medievali dell'Appennino tosco-romagnolo, sia per lo stato di conservazione sia per il paesaggio nel quale è immerso. Vigneti e dolci pendii, infatti, incorniciano il borgo medievale sormontato dalla maestosa rocca sforzesca.
Situata sulle colline a sud ovest di Imola (da cui dista solo 6 km), Dozza si trova a pochi chilometri a monte della Via Emilia. Ad ovest il centro più vicino è Castel San Pietro Terme, da cui dista 8 km. Nel territorio del Comune scorre il torrente Sillaro, che delimita il confine occidentale della Romagna con l'Emilia. Sulla Via Emilia, la frazione Toscanella, situata pochi km ad Est del torrente Sillaro, rappresenta l'ingresso nella regione storico-geografica della Romagna per chi proviene da Bologna.
Dozza deve il suo nome da doccia, conduttura che trasporta acqua. Nei documenti medievali compaiono i toponimi Ducia e Dutia. Il riferimento è anche a un antico acquedotto capace di accumulare acqua dal Monte del Re in una cisterna per far fronte alla mancanza cronica della stessa.
Il capoluogo è detto anche "Dozza imolese" per distinguerlo dall'omonima borgata di Bologna.
Lo Stemma cittadino presenta in primo piano un grifone, animale araldico, che si abbevera ad una conduttura.
Il territorio dozzese, già abitato in epoca celtica e romana, fu colpito dalle invasioni di popolazioni barbariche germaniche e longobarde, che invasero tutte le terre di Romagna. Alla metà del VI secolo Dozza venne ricompresa nei territori dell'Esarcato d'Italia, ovvero fece parte dei territori bizantini d'Italia, al confine con i possedimenti longobardi. Tramontato l'Esarcato alla metà dell'VIII secolo, furono i Carolingi a prendere possesso degli ex possedimenti bizantini. Essi donarono alla Chiesa imolese il possesso delle terre che poi divennero sede della prima fortificazione. Verso il 1150 Dozza divenne libero Comune.
Vicende alterne hanno interessato il dominio della rocca e del borgo, passato più volte di mano in mano fra le potenti famiglie bolognesi e imolesi. Nel 1412 Dozza diviene feudo della famiglia imolese degli Alidosi, che poco dopo cedette il borgo alla famiglia Riario. Da ricordare il quinquennio di Caterina Sforza, moglie di Girolamo Riario, che tenne il feudo dal 1494 al 1499. Fu Caterina a dotare Dozza della rocca e delle mura difensive che la circondano ancora oggi.
Dopo il breve dominio di Cesare Borgia (che in pochi anni annesse ai suoi domini tutta la Romagna), Dozza ritornò allo Stato della Chiesa. Nel 1528 papa Clemente VII concesse il feudo alla famiglia Malvezzi di Bologna e nel 1531 ai Campeggi.
Veduta dall'alto del borgo e della rocca di Dozza nel XVII secolo.
La villa di Monte del Re, antico convento, sede del seminario minore della Diocesi di Imola (anni 1960).
La villa di Monte del Re, oggi.
Dozza fece parte della Legazione di Romagna fin dalla sua nascita, che si può collocare negli anni '40 del XVI secolo. Dopo la parentesi napoleonica, venne inserita nella nuova Legazione di Ravenna.
Con la fine del dominio pontificio, il Governatore delle «Provincie provvisorie» Luigi Carlo Farini, il 27 dicembre 1859, ridefinì le circoscrizioni territoriali aggregando il Comune di Dozza alla circoscrizione di Bologna.
Al termine della seconda guerra mondiale, con lo sfondamento della Linea Gotica, Dozza fu teatro di alcuni scontri tra le forze alleate, sotto il cui comando operava il gruppo di combattimento "Folgore", e le truppe tedesche in ritirata.
La sede comunale è situata nel borgo medioevale ma il principale centro residenziale e industriale è Toscanella, frazione che si sviluppa sulla via Emilia. La denominazione allude al fatto che, da questa località, partono strade che valicano l'Appennino e consentono di raggiungere la Toscana.