"CASA ROSSA", DA CASA VACANZA DI ALFREDO PANZINI A CASA MUSEO A BELLARIA IGEA MARINA

Io la fabbricai la piccola casetta – sì è vero – per mia pace e de’ miei, e questo è un lusso, lo riconosco; ma anche per ricoverare vecchie cose, vecchie masserizie, errabonde come me per tanti anni; le quali mi pareva che domandassero, anche esse, pace ed asilo. Le ho ricoverate nella casetta, sì che la camera da letto sembra quasi una bottega da rigattiere! Ma quando di luglio, alle quattro del mattino, spalancavo gli scuri, e dalla gran finestra entrava, io non so bene, se la luce dei pianeti e delle stelle o del nuovo giorno, e poi il fiammeggiare dell’aurora dal mare, era una gran letizia, una gran frescura: e, nel silenzio profondo, io udiva un bisbigliare tenue: “ringraziamenti”. “Ringraziamenti”, dicevano le vecchie cose. 

Da Viaggio di un povero letterato, 1918

La costruzione di Casa Panzini, detta Casa Rossa per via dell’intonaco esterno, risale al 1906, quando lo scrittore, incoraggiato dai proventi delle prime opere letterarie, decise di fabbricarsi un villino a Bellaria, dove da anni si recava in villeggiatura con la famiglia, ospite di contadini e pescatori. L’abitazione a due piani, più uno interrato, è situata al confine nord di Bellaria Igea Marina in zona Cagnona, sul viale parallelo alla linea ferroviaria Rimini-Ravenna, che porta oggi il nome dello scrittore. All’epoca era l’ultima casa del paese, solitaria e immersa nella natura, disturbata soltanto dal passaggio del treno.
Per il fatto di essere edificata su una duna assunse un aspetto monumentale rispetto all'edilizia rurale del luogo, tanto da essere chiamata in dialetto locale “e palàz” (il palazzo). La sua architettura semplice si riallaccia alle case cantoniere (come la definì appunto lo scrittore Antonio Baldini) e parimenti ricalca il medesimo aspetto sobrio che si riscontra nei primi villini per le vacanze costruiti a Bellaria, proprio in quegli anni. Oltre alla costruzione principale, sulla proprietà si trovava una dependance, che Panzini riservava agli ospiti, e un ampio parco-giardino con vegetazione mediterranea, mentre al di là del fossato si estendeva il piccolo podere di Finotti, il contadino “prediletto” dallo scrittore, suo mezzadro dal 1926.

La Casa Rossa non era soltanto la residenza delle vacanze estive della famiglia – che, in effetti, vi risiedeva anche in altri periodi dell’anno –, ma pure il laboratorio artistico della scrittore e il presidio amministrativo delle sue proprietà terriere; un punto d’osservazione privilegiato del mondo rurale, che funge da scenario di tanta parte della sua narrativa. In estate la Casa Rossa diventava l’epicentro della vita culturale del territorio, grazie alle visite di importanti letterati e artisti, tra cui Alfredo Oriani, Marcello Dudovich, Marino Moretti, Renato Serra, Filippo De Pisis, e agli incontri organizzati dalla moglie Clelia Gabrielli, raffinata pittrice, di cui si possono ancora ammirare nelle stanze della casa alcuni dipinti. Fino all’autunno del 1938, l’anno che precedette la sua morte, Panzini trascorse alla Casa Rossa i periodi più lieti, ispirati e significativi della sua vita di uomo e di scrittore.

La Prima guerra mondiale infranse la quiete del “rifugio bellariese” di Panzini: nel 1917, dopo la ritirata di Caporetto, fu requisita dalle autorità insieme ad altre case di Bellaria Igea Marina per ospitare i profughi provenienti dal Veneto.
Anche le vicende belliche della Seconda guerra mondiale interessarono la casa: nel 1944 venne bombardata dalle armate tedesche in ritirata e da quelle anglo-americane che avanzavano. Miracolosamente, malgrado la sua posizione, fu soltanto scalfita. Nel 1976, i figli vendono la casa a privati.
Dopo lunghe trattative, nel 2004, grazie a una precedente convenzione stipulata con la Fondazione Carim, che stanzia la cifra necessaria all’acquisto della casa, del parco e delle pertinenze, la Casa Rossa diventa finalmente di proprietà del Comune e dei suoi cittadini. Il restauro, eseguito nel 2006 sotto la guida dell’architetto Maria Giovanna Giuccioli, riporta alla luce, grazie a una paziente scialbatura, le originarie pitture parietali. Una volta completato anche l'allestimento museale, affidato a Claudio Ballestracci, la Casa Rossa è stata finalmente aperta al pubblico nel giugno 2007 con la mostra “Carte all’aria!”.

TORRE SARACENA E MUSEO DELLE CONCHIGLIE A BELLARIA IGEA MARINA

La Torre Saracena (sec. XVII). Dopo le invasioni e le ruberie dei pirati turchi negli ultimi anni del XVI secolo, lo stato Pontificio decise finalmente di costruire una serie di torri, lungo la marina, dal Tavollo fino a Bellaria, per difendere gli abitanti della costa. All’interno di esse, a quell’epoca altissime sulle dune e sulla spiaggia, si trovava una guarnigione di cinque soldati e un comandante, munita di “archibugi, spingarde, polveri e micce”. Al suono della campana, in caso di pericolo, gli abitanti potevano “rinserragliarvisi” dentro e organizzarsi per la difesa. La Torre di Bellaria è stata edificata nel 1673 dalla Camera Apostolica nel piano di fortificazione della costa, unica rimasta con i caratteri originali delle sei presenti a tre piani coperti a volta e con scala a chiocciola interna. Col tempo la funzione delle torri si trasformò per ospitare la quarantena dei “sospetti di contagio” provenienti dal mare per i traffici commerciali, “in special modo da Genova” e per la sorveglianza contro i contrabbandieri. Più recentemente la Torre di Bellaria ha ospitato la caserma della Guardia di Finanza.

Il Museo delle Conchiglie
Ai piani superiori dell'edificio è allestita la collezione malacologica, con reperti in parte provenienti dalla raccolta Desideri di Roma, acquistata dal comune di Bellaria e ordinata dall'Istituto di Zoologia dell'Università di Bologna. Si tratta di una cospicua serie di conchiglie, molluschi, scheletri di organismi marini, madreporari, echinodermi, crostacei, corazze di tartarughe. Tra gli esemplari più rilevanti figurano alcuni nautili dell'Oceano Indiano, tritonidi, grandi volute, ostriche perlifere e le rare navicelle utilizzate dall'argonauta per l'incubazione delle uova. Comprende una ricca serie di conchiglie e di molluschi ed una vasta collezione di scheletri di organismi marini: madreporari, echinodermi, grossi crostacei, corazze di tartarughe. I pezzi esposti, provenienti da ogni parte del mondo, costituiscono un notevole patrimonio naturale molto utile sia per iniziare la conoscenza del mare che per vedere la complessa evoluzione dei minuscoli abitatori del mondo sommerso.

Il Museo è aperto da giugno a settembre, tutti i giorni, tranne lunedì, dalle ore 20,30 alle ore 23.
L’ingresso è libero e offre servizi gratuiti di visite guidate negli orari di apertura.