CONSIGLIperl'ASCOLTO

14. dic, 2017

MAX MONTANARI e BACKGROUNDNOISE
L.I.G.I.
Alkatraz Records
È uscito in tutti i digital store, a partire da Itunes, Amazon, Spotify, l’album “L.I.G.I“, sotto etichetta Alkatraz Records.

Se vi aspettate il solito rock “mollaccione” all’italiana avete sbagliato strada: Max Montanari, rocker romagnolo classe 1977, e la sua band, i BackgroundNoise, ve le suoneranno di brutto.
Sound di forte impatto con chitarre graffianti e ritmiche potente, di influenza English Hard rock, mixate con un cantato in italiano intelligente che, se rimanda per riferimenti ai “Litifba” ed al loro Terremoto, prende forma e personalità dando al tutto un sound unico e senza precedenti nella musica italiana rock.
Il mini album ripercorre in chiave moderna Lussuria, Invidia, Gola e Ira, sbattendovi in faccia la realtà di una società moderna fatta di apparenza e futilitá.
Dopo Strana Officina, Timoria, Litfiba, erano anni che non si sentiva un rock tosto ben fatto !
Il singolo che apre il mcd “è un orgasmo telematico,” che lentamente entra nella testa con un ritornello martellante.
“Ti distruggerà” potente hard rock sincronizzato che ricorda molto gli IronMaiden dei tempi d’oro (è stata scelta come 2ndo singolo di questo mese) arrivando a “Niente + sa di te” critica forte e netta ad una società che “taglia fuori dal giro” se non si rispettano gli stili estetici che impone concludendosi in maniera “Incontrollabile” , track conclusiva, frenetica che schizza via su una parte ritmica alla SystemofDown moderna e corposa.
Il tutto condito con intrecci testuali intelligenti e non scontati, in Italiano. Un esperimento più che Riuscito che rende il tutto Unico.
Max Montanari ha finito ad aprile il promo tour in collaborazione con la nota kermesse Sanremorock & Trend, che lo ha voluto come ospite fisso su e giù per l’Italia, e dopo un estate piena di Live, tornerà dal vivo a Gennaio !
Bentornato Rock!
Per ulteriori informazioni sul Rock italiano di Montanari e dei suoi Background Noise visitare la pagina Facebook www.facebook.com/maxmontanarivocalsinger.

4. nov, 2017

TORD GUSTAVSEN
WHAT WAS SAID
ECM - Ducale
Tord Gustavsen (norvegia) pianoforte, Jarle Vespestad (norvegia) batteria e
Simin Tander (afgano - tedesca) voce (da brividi - molto più che una cantante, le sonorità rarefatte ne esaltano la duttile qualità di espressione).
Oltre ad alcuni canti della tradizione norvegese (in parte tradotti in lingua “pashton”), vengono esposti, in inglese, versi del mistico persiano Jalaluddin Rumi e del poeta beat americano Kenneth Rexroth - il tutto in un climax molto essenziale e meditativo che lascia ampio spazio alla fantasia di chi ascolta.

https://www.youtube.com/watch?v=rWJGYA18i5Y

 

4. nov, 2017

MICHEL BENITA ETHICS
RIVER SILVER

ECM 2016 Ducale
Continua la saga dei bassisti - è la volta di Michel Benita, contrabbassista franco algerino (Algeri 1954) che deve aver fatto, da subito, un’ottima impressione su Manfred Eicher patron dell’ECM, tanto da offrirgli l’opportunità di realizzare un disco da leader, dopo solo due partecipazioni ad incisioni per ECM, come sideman nel combo di Andy Sheppard.  L’uomo Benita, deve avere dimostrato di sapere il fatto suo, di aver ottime idee e saper come fare a tradurle in musica.
La precoce fiducia, si è dimostrata ben riposta, il fiuto di Mr. Eicher ha fatto ancora centro. Benita ha organizzato un combo (batezzato “Ethics”), dallo strumentario poco usuale, che vede allineati, davanti alla ritmica: - un flicorno (Matthieu Michel) - un Koto (Mieko Miyazaki) e una chitarra elettrica dai molti effetti (Eivind Aarset); il tutto, ben arrangiato, dà vita ad un sound che contamina il jazz con folk orientale ed europeo e musica colta.
Accanto ai temi originali (sei a firma Benita - uno Miyazaki), figurano una composizione per organo (forse Bach?) ed una per cornamusa (autore ??); l’equilibrio d’insieme è straordinario: fra le parti, gli strumenti, partiture e improvvisazione (il suono morbido e ambrato del flicorno - quello d’animo metallico del Koto (strumento musicale giapponese (cordofono semplice) a tredici corde della famiglia delle cetre derivato dal guzheng (VIII sec.) cinese) - le tante voci (timbri ) dell’elettrica a creare
armonia, spazialità, (soundscape), sospensione - batteria (Philippe Garcìa) e contrabbasso (Benita) mai pesanti, mai in affanno, a punteggiare, pennellare, a sottolineare con tratto deciso e controllato al tempo stesso) - il tutto sotto la guida discreta (ancorchè carismatica) del Benita leader.
E’ musica “rilassata”, ma non trattenuta; non ci sono impennate, fughe in avanti, tutto fluisce come l’acqua di un ruscello, a saltelli, piccoli balzi e le massime asperità, sono come quelle che si possono trovare in un campo da golf; ma non pensate di potervi annoiare, il flusso, quasi onirico, vi prenderà per mano fino alla fine del disco. Qualità tecnica elevata (ingegnere di sala Stefano Amerio) come di abitudine per gli standard ECM; copertina in puro stile ECM classico... Mr. Eicher la sa lunga... e come diceva Sofia Loren in un celebre film “accattatevillo” che val ben la spesa.

https://www.youtube.com/watch?v=tpA2Avy3IPQ

15. ago, 2017

HENRI TEXIER
SKY DANCERS
Label Bleu 2015
Un altro contrabbassista, un altro veterano - Henri Texier - francese, classe 1945, figlio della guerra e forse per questo, da sempre impegnato a promuovere i sacri principi dell’illuminismo: pace, cultura, libertà, eguaglianza, fratellanza, solidarietà; interessato dalle culture “altre” studioso delle “loro” musiche, attento ai giovani e al nuovo che avanza, ma anche custode e testimone della storia della musica afro americana interpretata con l’approccio di chi è pronto a mescolarsi, ad assorbire, ad ibridare.
L’uomo ha viaggiato molto - eppoi la Francia è sempre stata una meta ambita da tanti jazzisti - molti vi si sono stabiliti o vi hanno a lungo soggiornato, come del resto in quasi tutta europa, Italia compresa (vi risparmio il lunghissimo elen-
co) con molti di questi Texier ha condiviso una vita fatta di concerti, di turneè, di registrazioni, di festival jazz un po’ ovunque; non è diventato famoso come molti coi quali ha suonato, ma è sicuramente diventato “qualcuno” al quale portar rispetto, molto stimato dai musicisti neri o bianchi o altro che siano.
Attualmente sono con lui il figlio Sébastien Texier al sax contralto - Francois Corneloup, al sax baritono - Armel Dupas, al pianoforte - Louis Moutin, alla batteria - e (recente acquisto) Nguyen Le con le sue chitarre (dalle quali ricava sonorità asprigne - acidule - corrosive, dai colori “metallizzati” - “fosforescenti” - “screziati”) ad incrementare le possibilità cromatiche ed i contrasti sonori del combo.
Con questi musicisti è stato realizzato “Sky dancers”, nove composizioni originali, ispirate e sommessamente dedicate agli indiani d’America - i quali sembra non soffrano di vertigini (per un fattore genetico??) e per questo trovano spesso impiego nella costruzione e nella pulizia
e manutenzione dei grattacieli (Skyscrapers); sono loro gli “sky dancers” del titolo, i “ballerini del cielo”. Altri titoli: “Comanche” - “Dakota Mab” - “Hopi” - “Mapuche” - “Navajo dream” - citano i nomi di tribù del fiero popolo (pellerossa) dei nativi amerindi.
Naturalmente gli incalzanti e ripetitivi ritmi dei “tamburi di guerra” o delle cerimonie sacro religiose propiziatorie, sono stati rimodellati - “modulati” - per diventare base portante dei nove temi - cosa che mette in particolare evidenza il lavoro incessante e tumultuoso di Moutin sui tamburi (quando il tempo rallenta e si fà più maestoso) sembra di risentire il compianto Ed Blackwell.
Henri Texier è un fine compositore e sà arrangiare con gusto innato - in questo ricorda Mingus (Charles), forse un Mingus meno agitato, meno “bipolare”, meno caustico, ma altrettanto epico, narrativo, pittorico - eppoi quella cavata rotonda, potente, quell’incedere sicuro sul contrabbasso (anche Mingus era molto attento al sociale - eccome se lo era - Lui nero, poco incline al compromesso, spesso irrascibile - che si sentiva considerato peggio di un cane bastardo (Beneath the Underdog).
Per liberare il campo da equivoci, dico subito che non c’è da parte di Texier, la ben che minima intenzione di emulare o fare il verso a Mingus; sono altresì presenti passaggi e sonorità che lo possono ricordare - che ne possono evocare  il climax vivace e battagliero  - dovuti ad un simile approccio al materiale musicale - fatto di guizzi - impennate - brusche frenate e repentine variazioni di tempo, ma anche di momenti di pensosa quiete e ordinato lirismo. 
HENRI TEXIER - DAKOTA MAB - Intuition 2016
Formazione ristretta: Sébastien Texier, clarinetti e sax contralto - Francois Corneloup, sax baritono - Louis Moutin, batteria - Henri Texier, contrabbasso, composizione e arrangiamenti; quattro moschettieri agili di spada e di fioretto - fedeli al motto “tutti per uno, uno per tutti” - compatti, leggeri e possenti al tempo stesso - “pericolosi” negli affondo; - ripresi dal vivo in modo eccellente al teatro di Goetersloh (Germania profonda).
Rivisitazione in chiave vagamente “cool era” di parte del contenuto dell’album precedente e altro  ascoltarli in sucessione può dare l’idea di cosa significa essere “uomini del jazz” a tutto tondo e di quanto sia ancora fertile questo terreno. 

J.V.

10. lug, 2017

MIROSLAV VITOUS
MUSIC OF WEATHER REPORT
ECM - Ducale
Miroslav Vitous - nato a Praga nel dicembre del 1947 - quindi ormai settantenne - può considerarsi a buon diritto un veterano, nonchè coscenza storica di cinquant’anni di jazz - nonostante i più lo ricordino - solo per essere stato il primo bassista dei Weather Report dal 1970 al 1973; nei primi mesi del 1974 esce "Mysterious traveller" album sul quale, il basso è già passato per lo più nelle mani di Alphonso Johnson - pare per divergense artistiche fra Vitous e Joe Zawinul (padre padrone fondatore con Wayne Shorter dei Weather Report).
Miroslav Vitous, non ancora ventunenne, nel 1968 aveva partecipato all’incisione di "Now he sings - Now he sobs" (album seminale - pietra angolare per la carriera di tale Armando Corea, in arte "Chick" Corea) in trio con Roy Haynes alla batteria - e lì, si era fatto subito notare per l’agilità di diteggiatura e la freschezza del suo fraseggio innovativo al contrabbasso (qualità che lo avrebbero, in poco tempo, portato ai vertici dello strumento alla pari di Scott La Faro, Dave Holland, Niels Henning Orsted Pedersen, Ron Carter etc.) e che furono subito notate da quel volpone di Zawinul, che di musicisti se ne intendeva e aveva visto in quel ragazzone mite, dal fisico statuario, il futuro contrabbassista coi fiocchi che sarebbe diventato (e che in parte era già). Dunque, nel 1970 parte il progetto Weather Report e con Shorter e Zawinul c’è anche Miroslav che con loro incide l’omonimo primo album "Weather Report" edit. 1971 - "I sing the body electric" edit. 1972 - "Live in Tokyo" (fantastica testimonianza della turneè in Giappone) edit. 1972 - "Sweetnighter" edit. 1973 - ed è presente inoltre nel brano a sua firma "American Tango" sul già citato Mysterious Traveller" edit. 1974. A parte, tutta una serie di comprimari (comunque musicisti di primordine - su questo non erano ammesse deroghe - qualità ed obbedienza) per lo più batteristi, percussionisti e diversi bassisti - che si sono succeduti negli anni (dal 1970 al 1986) - i soli Shorter (ottantaquattrenne ad agosto) e Miroslav Vitous hanno - a tutt’oggi - le carte in regola per omaggiare e far rivivere la musica di Weather Report, senza fare il verso ai Weather Report (non so se mi sono capito) e senza far torto alle buonanime di Pastorious (D. 1987)e Zawinul (D. 2007). Miroslav si è avvalso della collaborazione di - relativamente giovani - colleghi, navigati e cresciuti ascoltando Davis e derivati; ognuno fa il "suo" con impegno e creativo rispetto: Gary Campbell e Roberto Bonisolo ai sassofoni - Aydin Esen alle tastiere - Gerald Cleaver e Nasheet Waits batteristi. "Seventh Arrow" e "Morning Lake" - composte da Vitous - erano su "Weather Report" esordio del 1971 - "Scarlet Woman" era sul già citato "Mysterious Raveller" (1974) - "Birdland" era su "Heavy Weather" del 1977 - "Pinocchio" scritta da Wayne Shorter per "Nefertiti" (1967) di Miles Davis e ripresa dai Weather Report su "Mr. Gone" del 1978.
A tutti i temi - Miroslav - fine compositore e sapiente arrangiatore - (una vita dedicata allo studio e all’insegnamento della musica) - cambia i connotati, le restituisce - "diverse", fors’anche estranee all’estetica Weather Report d’antan - ed è giusto che sia così -; qui "vivaddio" non abbiamo a che fare con una becera cover band, ma con dei "musicisti" seri, per nulla punto interessati a canoniche riletture; per chi si accontenta di quelle è vivamente consigliato l’ascolto di tutti (dico tutti) gli album Weather Report originali (scarti compresi) - leggi "This is This" edit. 1986, ultimo album compilato con materiale di risulta.
Miroslav Vitous si era già dedicato al repertorio Weather Report con "Remembering Weather Report" (ECM 2009) accreditato a Miroslav Vitous group - with Michel Portal - insieme a: Franco Ambrosetti, tromba - Gary Campbell, sax tenore - Gerald Cleaver, batteria - Michel Portal, clarinetto basso. Album sul quale non comparivano brani dei Weather Report, ma tutta una serie di temi ispirati dalla "loro" musica e da quel mood che tanto era stato innovativo.
Due Cd (oppure Lp) con il solito inconfondibile livello qualitativo ECM - grande musica consigliatissimi.

J.V.