FAENZA e DINTORNI

10. gen, 2018

TEATRO MASINI DI FAENZA
Domenica 11 febbraio 2018 ore 21
PRIMA NAZIONALE
MARIA PAIATO
Stabat Mater
Oratorio per voce solo
di Antonio Tarantino - regia di Giuseppe Marini
Lo Stabat Mater (dal latino Stava la madre) è una preghiera del XIII secolo attribuita a Jacopone da Todi che ha nutrito poi l’interesse di molti compositori, basti pensare a Monteverdi, Scarlatti Pergolesi, Rossini. Antonio Tarantino ne prende a prestito il nome, la figura della Madre e la tematica del dolore, nutrendo poi il testo con le ombre del proprio immaginario.
La Madre è la figura chiave attraverso cui veniamo introdotti agli accadimenti. Per l’autore si trattava di rendere attuale e imbrigliare una figura epica come la Madre del Cristo, per trasferirla sulle rive della realtà e del tempo presente.
La Madre di Tarantino è una ragazza madre-prostituta. Il padre di quel figlio che lei attende è sposato con un’altra. Il figlio che è stato generato, sul quale riponeva grandi speranze, viene arrestato in quanto terrorista. Entrano in scena altri personaggi: la Signora Trabucco, funzionaria dell’Assistenza Sociale; Don Aldo, prete eppure uomo, soggetto ancora alle reazioni perdutamente umane (una dicotomia sacro-profano); il Dottor Ponzio (Ponzio Pilato), che è il fautore dell’arresto del figlio ed il Dottor Caraffa (Caifa), colui che imprigiona e condanna il figlio.
Oratorio per voce solo, recita il sottotitolo del testo: è la Madre, sola in scena, che si strugge d’attesa, sia di avere notizie del figlio (si scoprirà solo alla fine che è morto) che della figura di quel padre generante, figura dissoluta e traditrice (è povero in canna, sposato con un’altra donna, ubriacone), figura infingarda, desolante per miseria, come lo sono tutti i personaggi “convocati”, che resta assente.
Lo Stabat Mater di Tarantino mischia l’italiano con sporcature dialettali/gergali, frantuma la lingua, ne crea una pastura da gettare in bocca ai propri personaggi: è la lingua dei reietti, lo slang dei diseredati. La formazione culturale di questa Madre è nulla. Ciò che sa è ciò che ha imparato vivendo, annaspando nella demenza dell’abbrutimento popolare di una categoria sociale derelitta, ammaliata dalla televisione, sogno di riscatto, beni di consumo o marche non accessibili se non tramite imitazioni, slogan pubblicitari, parlata di periferia, turpiloquio, consumo del sesso rabbioso e promiscuo, a tratti degenerante. È tramite i beni, il desiderio e i personaggi di cui convoca le presenze che proprio lei, la Madre, riconosce sé stessa, rappresenta sé stessa e attesta la propria storia che dolorosamente sfocia nel comico. La sua voce si dissocia e diviene più personaggi alternando un dizionario figurativo dove c’è tutto: il rispetto ringhiante ma ossequioso per l’autorità, l’irraggiungibilità della certezza, il labirintico procedere nella memoria, la negazione, la nevrosi in cui la Madre è inghiottita e che sovverte la realtà.
Sul degrado, sull’ignobile miseria regna però, resiste e vince, la figura convocata tramite il titolo della preghiera che è la tematica generante dello Stabat Mater di Tarantino: la figura della Madre. Per quanto possa essere sofferente e posta ai piedi di una Croce immersa nella periferia popolare, resta sopra qualunque perdita, anche quella della propria dignità.
Prezzi: da 25 a 14 € + ddp

10. gen, 2018

TEATRO MASINI DI FAENZA
Giovedì 1, venerdì 2, sabato 3 febbraio 2018 ore 21,00
ENRICO GUARNERI
I Malavoglia
di Giovanni Verga
con Ileana Rigano, Rosario Minardi
e con Vitalba Andrea, Francesca Ferro, Vincenzo Volo, Rosario Marco Amato,
Pietro Barbaro, Mario Opinato, Nadia De Luca, Turi Giordano, Giovanni Arezzo,
Giovanni Fontanarosa, Verdiana Barbagallo, Gianmaria Aprile
regia di Guglielmo Ferro

Questa messinscena de I Malavoglia centra il racconto sugli eventi più significativi che segnarono la vita della famiglia Toscano di Acitrezza, lì dove, più di ogni altro passaggio narrativo, Verga punta a violare ogni speranza di emancipazione dei suoi personaggi.
Il cinismo di quello che passa alla storia come l’ideale dell’ostrica verghiano – (come l’ostrica che vive sicura finché resta avvinghiata allo scoglio dov’è nata, così l’uomo di Verga vive sicuro finché non comincia ad avere manie di miglioramento) – assume i toni di un’oscura fatalità.
E in questa visione la riscrittura teatrale pone al centro dell’azione drammaturgica la Natura, scandendo lo spettacolo nei passaggi narrativi delle tempeste, delle morti in mare: la tempesta dove si perde il carico dei lupini e muore Bastianazzo; la morte di Luca su una nave in guerra; la tempesta dove Padron ‘Ntoni si ferisce ed è poi costretto a vendere la Provvidenza.
In questo impianto narrativo si inseriscono le vicissitudini di ‘Ntoni, nipote di Padron ‘Ntoni, uno dei personaggi descritti da Verga per raccontare un altro tipo di violenza, quella sociale, di quella società cittadina aliena al mondo marinaro de I Malavoglia.
Prezzi: da 25 a 14 € + ddp
Incontro con gli Artisti: venerdì 2 febbraio alle ore 18 presso il Ridotto del Teatro Masini (ingresso gratuito).