RICCIONE e DINTORNI

11. gen, 2018

LA MEMORIA RINNOVATA.
Migrazioni. Invasioni. Contaminazioni.
Inaugura domenica pomeriggio la quarta edizione del ciclo di conversazioni di archeologia La memoria rinnovata, quest’anno dedicate al tema delle migrazioni.
L'intera storia dell'umanità è in un certo senso storia di migrazioni. Spostamenti di singoli, di gruppi familiari più o meno allargati e talvolta di interi popoli sono testimoniati fin dall'antichità classica ma è durante la tarda antichità che questi fenomeni perdono il carattere di eccezionalità e condizionano giornalmente la vita di intere popolazioni europee.
Queste migrazioni di popoli in cerca di nuove terre e soprattutto di migliori condizioni di vita sono state originate da guerre, scontri religiosi, carestie e conflitti sociali; spesso gli spostamenti all’interno di alcune aree del decaduto Impero Romano d’Occidente sono stati pacifici mentre a volte si è trattato di vere e proprie invasioni militari che hanno stravolto i paesaggi e influenzato la storia d’Europa fino ai giorni nostri. Giorni in cui i fenomeni migratori sono più attuali che mai.
Anche per la IV edizione delle conversazioni di archeologia, organizzate dal Museo del Territorio, il presente sarà dunque lo spunto per raccontare il passato, vicende antiche aggiornate dalla ricerca storica e soprattutto archeologica.
Dopo aver affrontato i temi delle devastazioni del patrimonio storico-archeologico dovute ai conflitti in area Medio Orientale e dei recenti successi nella valorizzazione del ricco patrimonio culturale italiano, quest’anno si parlerà delle migrazioni di popoli e dei nuovi e fragili equilibri instauratisi nel bacino del Mediterraneo nel periodo medievale.
Migrazioni. Invasioni. Contaminazioni è infatti il titolo del ciclo 2018 in programma a partire da domenica 14 gennaio al Palazzo del turismo.
Il primo appuntamento (inizio ore 16.30, ingresso libero) ha per titolo L’età delle grandi migrazioni e i regni romano-barbarici. I Longobardi in Italia, un intervento a cura della professoressa Caterina Giostra dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. La dissertazione verterà principalmente sul popolo dei Longobardi a cui è dedicata una ricca mostra ospitata a Pavia (poi Napoli e San Pietroburgo) curata, fra gli altri, proprio dalla relatrice, una delle massime esperte di archeologia barbarica.
Domenica 21 gennaio il protagonista sarà il professore Franco Cardini, Professore Emerito presso l'Istituto Italiano di Scienze Umane della Scuola Normale Superiore di Pisa e celebre medievista, autore di numerose pubblicazioni ed esperto di storia delle Crociate. La sua conferenza L'espansione islamica. Conquista, invasione o diffusione? approfondirà la questione del vicino Oriente e i rapporti fra Cristianesimo e Islam dal Medioevo ad oggi, tema per tanti aspetti più che mai attuale.
Chiuderà la rassegna il 28 gennaio la lezione dal titolo Da Tournai a Sutton Hoo: l’archeologia medievale, i barbari e le tombe dei re del professor Andrea Augenti dell’Università degli Studi di Bologna. Augenti è uno dei più noti archeologi medievisti italiani, ha recentemente pubblicato il volume Archeologia dell’Italia medievale e raccontato per il pubblico di Rai Radio 3 alcune delle più sorprendenti scoperte archeologiche durante il programma radiofonico Dalla terra alla storia.

La memoria rinnovata. Migrazioni. Invasioni. Contaminazioni.
Riccione, Palazzo del turismo, piazzale Ceccarini n.11.
Ore 16.30, ingresso libero

Domenica 14 gennaio
Caterina Giostra
L’età delle grandi migrazioni e i regni romano-barbarici. I Longobardi in Italia

Domenica 21 gennaio
Franco Cardini
L'espansione islamica. Conquista, invasione o diffusione?

Domenica 28 gennaio
Andrea Augenti
Da Tournai a Sutton Hoo: l’archeologia medievale, i barbari e le tombe dei re

29. nov, 2017

Inaugurazione sabato 2 dicembre alle ore 11,30
Sabato 2 dicembre (ore 11,30, biblioteca comunale Centro della Pesa) verrà inaugurata la mostra documentaria Il Porto di Riccione. Documenti e immagini del porto di Riccione a 120 anni dalla sua costruzione. Si tratta dell’esposizione di un piccolo campione di immagini, cartoline d’epoca, fotografie, documenti, lettere, contratti e atti pubblici che precedono e seguono il 1897, l’anno della costruzione del primo abbozzo del porto riccionese, consistente di “… due moli Guardiani costruiti in legno, a gabbie riempite coi sassi del Monte di Gabicce”, come riportato nel contratto di affido.
Sono passati 120 anni da allora, ed è doveroso segnare una ricorrenza che riguarda un luogo che racconta l’identità della città ed è divenuto negli anni centrale e imprescindibile per la comunità riccionese, fino a diventarne uno dei simboli anche della sua fortuna turistica. Immagini e documenti, disposti in 20 pannelli, provengono dall’archivio storico del Comune di Riccione, dall’Archivio dell'Immagine "Isidoro Lanari", dall’Archivio di Stato di Rimini e dalla Rubiconia Accademia dei Filopatridi.
“Il porto è uno dei nostri luoghi dell’anima – afferma l’assessore Alessandra Battarra. E’ il posto dove darsi appuntamento, passeggiare, attendere le barche che rientrano, fermarsi sulle panchine con lo sguardo rivolto all’orizzonte. Un passaggio imprescindibile per i riccionesi e per i tanti turisti che lo frequentano in ogni stagione. La sua storia è parte della nostra storia, collettiva e individuale: è giusto ricordarla, come in questa occasione, ed è intenzione dell’amministrazione comunale procedere al più presto con la valorizzazione che merita un luogo così significativo per la nostra città”.
La mostra, a cura della biblioteca comunale, è visitabile presso la Galleria del Centro della Pesa tutti i giorni feriali negli orari di apertura della biblioteca. L’ingresso è libero.
Di seguito alcune delle informazioni riportate nel percorso espositivo.
Il porto di Riccione: tutto cominciò con quelle due “palate” riempite di pietrame d’Istria e massi del San Bartolo
lla fine dell’Ottocento Riccione era ancora un piccolo borgo; gli abitanti oltre che all’agricoltura, si dedicavano alla pesca, praticata sotto costa e con imbarcazioni con poco pescaggio per la mancanza di un porto. Alcune barche venivano allora ancorate a palafitte di legno nel canale alla foce del Rio Melo, altre ancora erano tirate in secco sulla spiaggia. Nel periodo primavera-estate anche la foce del Rio Marano fungeva da ricovero per le imbarcazioni mentre al porto di Rimini venivano ormeggiati gli scafi più grandi e con maggior pescaggio.
E’ solo nella seconda metà dell’800 (1865) che viene data voce alle necessità dei pescatori riccionesi attraverso il parroco della parrocchia San Martino, Don Carlo Tonini,che propone la costruzione di un opera in mare alla foce del Rio Melo.
Tuttavia fu grazie alla Legge n.3095 del 1885 che prevedeva la costruzione di nuovi porti che il Comune di Rimini decide di redigere un progetto per soddisfare le richieste dei pescatori riccionesi. Il progetto fu completato nel 1893, ma per mancanza dei fondi necessari, si dovrà attendere il 1895 e la generosa offerta di Maria Boorman Wheeler Ceccarini che si offrì di anticipare al Comune di Rimini la somma ragguardevole di Lire 24.000. Il 26 agosto 1986 la ditta Bartoldi Luigi viene incaricata della costruzione di “…due moli Guardiani costruiti in legno, a gabbie riempite coi sassi del Monte di Gabicce.” L’opera fu completata l’anno successivo.

Il Capo del porto
Un porto, piccolo o grande, è un organismo in continuo movimento, un luogo determinante per la vita stessa di coloro che se ne allontanano o vi approdano. Gestire un tale servizio richiede non solo un grande senso del dovere ma un profondo amore per ogni suo aspetto. Gino Arcangeli fu uno tra i Capi del porto di Riccione, che per il suo altruismo e la sua generosità, rimane un raro esempio di affidabilità nei momenti di emergenza e di pericolo.
Affidabile, onesto e sincero, seppure rude e scontroso, fu anche Dario Gnoli, che al porto svolgeva contemporaneamente diversi compiti: da custode della draga a rivenditore di materiali da pesca, passava le sue giornate in mille occupazioni sempre disponibile in caso di bisogno per chiunque si trovasse in difficoltà.
La pesca nel sangue è sicuramente un’affermazione che ben si adatta alla famiglia Serafini di Riccione, che per quattro generazioni, dalla metà dell’800 alla metà del ‘900 hanno dedicato la loro vita a questa attività.

La darsena
Un problema di non facile soluzione che si palesò sin da subito fu rappresentato dal continuo riversarsi delle sabbie che ostruivano l’imboccatura del porto. Per far fronte al problema si attuò un primo prolungamento dei moli nel 1913 sostituendo il manufatto in legno con cemento armato e nell’occasione vennero allungati i moli di 50 metri. Da allora è stata una continua lotta tra l’avanzare della spiaggia e i moli troppo corti.
L’acquisto di una draga da parte del Comune, nel 1950, sollevò i pescatori dall’immane lavoro manuale necessario a liberare il canale dalla sabbia.
Lo sviluppo delle attività sportive e l’aumento delle barche da diporto rendeva tuttavia insufficiente il piccolo porto ad accogliere in sicurezza quanti vi approdavano. Se a ciò si aggiunge che durante l’estate, le imbarcazioni di Mussolini stanziavano lungo il nostro canale, si comprende la necessità di ampliare lo stesso con la realizzazione di una darsena. Fu lo stesso Duce a proporne la costruzione sul lato sinistro del canale. Nel 1938 il progetto venne finanziato e realizzato e Riccione divenne la prima città della costa romagnola attrezzata per agevolare lo sviluppo della nautica da diporto

Dagli anni Settanta ad oggi
L’esplosione del turismo nel corso degli anni ’60 e ’70 e la passione dei villeggianti per la navigazione da diporto, resero ben presto il piccolo porto inadeguato ad ospitare barche da pesca e da trasporto, per questo motivo sul finire degli anni Settanta si rese necessario aprire un’altra darsena, definita di ‘Levante’.
Oggi il vanto del porto è rappresentato dal lancione storico di proprietà cittadina denominato ‘Saviolina’, ex ‘Nino Bixio’, sottratto al deperimento da un sapiente restauro. Nata come imbarcazione per la pesca del pesce turchino, nel 1998 la ‘Saviolina’ è stata dichiarata bene di interesse storico con Decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.