Cosa sapere per sta bene...

30. nov, 2018

A Natale, più che mai, possiamo trasformare i nostri regali in un dono per chi è malato, consentendogli di curarsi a casa, circondato dalle proprie cose e dagli affetti di sempre. Con Fondazione ANT la tradizione delle Feste ha ancora più valore: i regali solidali ANT contribuiscono a offrire gratuitamente a 10.000 malati di tumore ogni anno l’assistenza specialistica domiciliare di équipe medico-sanitarie composte da medici, infermieri e psicologi. Per sostenere l’attività di ANT è possibile scegliere tra diverse proposte: dai biglietti e carta da lettere di atmosfera natalizia ai dolci della tradizione, fino alle tipiche Stelle di Natale che i volontari ANT offrono nelle piazze per tutto il mese di dicembre.
Aziende e privati possono scegliere il proprio dono solidale dal catalogo dedicato ( https://ant.it/come-sostenerci/natale-con-ant/  - https://ant.it/come-sostenerci/natale-con-ant/ ) e ordinarlo ai numeri 051/7190123-129 (stelle di Natale, pandori e panettoni e strenne gastronomiche) e 051/7190125-126 (biglietti, chiudi-pacco e carta da lettere) oppure nelle singole delegazioni ANT locali e nei Punti di Ascolto e Aggregazione del Volontariato (http://ant.it/chi-siamo/contatti/).
Fondazione ANT opera in nome dell’Eubiosia, la vita in dignità anche nel difficile momento della malattia. In 40 anni di attività, ANT ha portato gratuitamente nelle case di 129.000 malati di tumore un'assistenza specialistica di livello ospedaliero grazie a 20 équipe medico-sanitarie attualmente presenti in undici regioni italiane. ANT è anche prevenzione oncologica gratuita: attraverso i progetti di diagnosi precoce del melanoma, delle neoplasie tiroidee, ginecologiche e mammarie, dal 2004 a oggi sono state visitate 185.000 persone in quasi 90 province italiane, senza alcun costo per chi ne ha usufruito.
Per trovare la postazione ANT più vicina consultare il sito www.ant.it  nella sezione 'Eventi'

20. nov, 2018

Una dieta con poco glutine può avere benefici per la salute anche per chi non è intollerante a questa proteina contenuta nel grano e in altri cereali. E' la conclusione di uno studio apparso sulla rivista Nature Communications, che mostra come una dieta a basso contenuto di glutine modifichi il microbioma intestinale, riduca il gonfiore e provochi una piccola perdita di peso. Ma solo a condizione che contenga anche fibre di alta qualità.
Un numero crescente di persone adotta una dieta priva di glutine, anche senza essere allergiche o intolleranti, ma alcuni studi hanno suggerito che questo potrebbe aumentare il rischio di sviluppare diabete. Per indagarne gli effetti, i ricercatori del Centro di ricerca sul metabolismo di Novo Nordisk, presso l'Università di Copenaghen hanno coinvolto in uno studio randomizzato 60 adulti sani, tra i 22 ei 65 anni, sottoponendoli ad una dieta a basso contenuto di glutine 2 grammi al dì) e successivamente ad una dieta ad alto contenuto di glutine (18 grammi al dì). Le diete portate avanti ciascuna per 8 settimane, erano simili per calorie e qualità dei nutrienti ma diverse nella composizione di fibre. I ricercatori hanno esaminato i cambiamenti nella fermentazione intestinale monitorando microbioma e urina dei partecipanti. I risultati dello studio, afferma l'autore principale Oluf Pedersen, mostrano che "una dieta povera di glutine e ricca di fibre induce cambiamenti nella struttura dell'ecosistema intestinale e migliora il gonfiore auto-riferito. Inoltre, abbiamo osservato una modesta perdita di peso, forse innescata dalle alterate funzioni batteriche dell'intestino". Ma tali benefici, sottolinea, "erano dovuti non tanto alla sola assenza di glutine, quanto alla sua sostituzione con fibre d'origine vegetale".
Fonte: Ansa.it

10. lug, 2017

Chi non ha mai comprato una bottiglia di aceto di mele? Chi non lo ha mai usato come condimento per le insalate in alternativa all’aceto di vino o al più aromatico aceto balsamico? Ma in quanti sanno che l’aceto di mele fa bene al nostro organismo come integratore o depurante e antinfiammatori prendendosi cura del nostro apparato digerente migliorando anche la digestione?L’aceto di mele, usato fin dai tempi antichi, è ricco di oligoelementi come calcio, potassio, magnesio, rame e ferro. Un bicchiere di acqua (200 cc.) con un cucchiaino di aceto di mele preso a digiuno alla mattina permette al corpo di assorbire in modo corretto tutti gli alimenti rendondoci più forti e in buone condizioni di salute; disintossica colon e intestino favorendo la digestione, depura eliminando le tossine e migliora il funzionamento del sistema linfatico permettendo al sangue di fluire al meglio. Riduce l’ipertensione, contribuisce a diminuire i trigliceridi e migliora il riequilibrio alcalino. Assunto prima dei pasti viene considerato come integratore, ricco di vitamina B6 e di pectina, che insieme ad una dieta bilanciata e ad una sana attività fisica può permettere di perdere peso. Mai superare le dosi e i 10 giorni consecutivi di assunzione.
Questo nettare di mele, per uso esterno, può essere usato come tonico per la pulizia del viso e la cura dell’acne.

R.R.

27. feb, 2017

Gli olii essenziali o Essense Aromatiche, dopo che per anni erano stati dimenticati, stanno tornando sempre più alla ribalta del pubblico che li richiede.
L’aromaterapia e la fitoterapia permettono di ottenere risultati migliori rispetto ai prodotti chimici di sintesi, che risultano molto più aggressivi sull’organismo. Il colore, il profumo, l’aroma e la sostanza alimentano la mente, il corpo e lo spirito. Dunque “Essenza” racchiusa in una piccola goccia per l’esigenza dell’uomo moderno che ha bisogno di un prodotto facile da dosare e pratico da utilizzare in qualiasi situazione.
Inoltre per chi spesso ha dubbi diciamo che gli stessi olii essenziali destinati all’uso interno sono regolarmente notificati presso il Ministro della Salute come integratore Alimentare e sono diversi da quelli destinati agli usi tipici dell’aromaterapia e della cosmesi soltanto a livello grafico e per etrambi, la Farmaerbe garantisce il massimo grado di purezza e naturalità.
R.R.

23. nov, 2016

Alcune settimane fa, come consumatore, ho partecipato a un'indagine sul cibo promossa dall'Università di Milano in collaborazione con l'Università di Barcellona. Dovevo rispondere ad alcune domande riguardanti le bevande alternative al latte di mucca: tra queste il latte di soia, di cocco, di avena, di riso e di mandorla. Premetto che io non consumo mai questo genere di prodotti per due motivi: non mi convince il loro sapore e normalmente di mattina bevo acqua con limone o una spremuta d'arancia; a pranzo proseguo con solo acqua, e a volte, un mezzo bicchiere di vino, e nel pomeriggio, se proprio mi viene voglia di qualcosa di diverso, mi preparo una tisana o un tè verde. Non bevo normalmente nemmeno latte di mucca che, invece, uso per cucinare. La studentessa che mi ha rivolto le domande, invece, ha vissuto qualche mese in Spagna e mi ha raccontato di quanto nella penisola iberica queste bevande alternative al latte di mucca siano diffuse e apprezzate. Nei supermercati spagnoli (a differenza di quelli italiani) si trovano addirittura interi reparti dedicati a loro, e i ragazzi bevono ormai solo quelle. Fanno colazione col latte di cocco, al pomeriggio, mentre studiano, bevono latte di avena rinforzato con omega, vitamine, calcio o ferro. Ogni tanto alternano con latte di mandorla, di riso, di soia e magari a pranzo si mangiano anche un bella cotoletta vegana con un'altra dose di soia. Visto che la ricerca della studentessa sulle bevande alternative mi ha incuriosito sono andata a leggere benefici ma soprattutto controindicazioni di questi nuovi latti "miracolosi". Se andate a leggere quelle della soia, non c'è da star tranquilli soprattutto se avete qualche problema ormonale; se poi vi casca l'occhio sull'indice glicemico del latte di cocco ingrassate solo a guardarlo. Stesso discorso per il latte di mandorla che è molto calorico e tutti consigliano di consumarlo sporadicamente. L'avena si salva, ma pare un po' povera di tutto e, secondo me, il gusto non è così buono come quello di una tisana aromatizzata o una spremuta di agrumi che, tra l'altro, hanno meno calorie ed effetti anche migliori sulla salute. Eppoi molte di queste bevande, a parte il costo non sempre alla portata di tutti, contengono anche olio di girasole, qualcuno anche quello di palma. Non mancano poi gli zuccheri aggiunti (glucosio e fruttosio), il sale e le vitamine aggiunte (che non fa bene aggiungerle perché dovrebbero essere assunte tramite cibo). Vogliamo parlare della soia? Per il 90% geneticamente modificata. Insomma sapete che vi dico: se devo proprio farmi male io, una volta a settimana, mi bevo un bel bicchiere di latte di mucca, altrimenti continuo con acqua, tisane e spremute. Che ne pensate voi?

Elisabetta Boninsegna